Il Turismo Organizzato fermo al palo

Ieri l’Italia è ripartita, ma un settore corposo per volume d’affari e occupati come il  non sarà in condizione di riprendere l’attività se il Governo non metterà mano a misure sostanziali. Il Decreto-legge “Rilancio” ha profondamente deluso le aspettative del comparto: non sono state recepite le richieste che in questi mesi sono state sottoposte in tutti i modi al Governo dalle Associazioni del turismo. Senza modifiche al Decreto, il morirà.

Il turismo organizzato (agenzie di viaggio e tour operator) e degli eventi (congressi e fiere), genera un fatturato di 20 miliardi; 13.000 aziende danno lavoro direttamente a 80.000 addetti creando un indotto di ulteriori 85 miliardi con 650.000 posti di lavoro. Ciò determina 730.000 addetti totali. Se la formulazione del Decreto Rilancio sarà confermata, a partire dal mese di giugno si assisterà inevitabilmente ad una perdita dell’occupazione che potrà arrivare all’80% degli occupati complessivi: oltre mezzo milione di persone.

Per questo i promotori del Manifesto per il Turismo Italiano #ripartiamodallitalia – ASTOI Confindustria Viaggi (rappresenta il 90% del tour operating in Italia), FTO-Confcommercio (raccoglie il mondo della distribuzione turistica con network e agenzie indipendenti e altri segmenti del settore), importanti operatori e federazioni del comparto e del turismo organizzato e degli eventi – si stanno battendo e, anche in questi giorni, stanno interloquendo con il Governo per ottenere emendamenti al DL Rilancio, affinché possa essere modificato in alcune sue parti prima che diventi legge.

Il grido d’allarme era stato lanciato dal settore da tempo, con numeri chiari e proposte concrete, analisi e previsioni realistiche. Ma il Governo e il MIBACT non sembrano considerare, contrariamente a quanto dichiarato, il settore del turismo organizzato e degli eventi un asset strategico per il paese, visti i provvedimenti che confermano la totale assenza di azioni decisive atte a garantire, con apposite misure di sostegno, la sua sopravvivenza.  E tutto ciò mentre vengono varate ennesime misure a sostegno di altre aziende che da anni prosciugano le casse dello Stato a spese dei cittadini.

Le misure economiche del Decreto Rilancio attualmente previste per il settore turismo sono assolutamente insufficienti, inefficaci e non consentono alle imprese di superare un periodo di crisi che si protrarrà fino alla fine del 2020. Le risorse più ingenti sono state allocate su interventi come il Tax credit vacanze (Bonus vacanze): idea nobile, ma di fatto ininfluente per le imprese. Se è vero che aiuterà alcune famiglie a basso reddito a pagarsi una vacanza, non genererà una domanda aggiuntiva significativa sul turismo, e quindi è da intendersi più come una misura sociale che di sostegno alle imprese.

Per evitare una drammatica crisi del turismo e dell’occupazione, i promotori del Manifesto per il Turismo Italiano richiedono al Governo di modificare il Decreto Rilancio, prima che diventi legge, attraverso questi emendamenti:

Come atto di protesta è stata lanciata la campagna social con il gruppo Facebook #cosinonriparto, per manifestare il dissenso del settore. Il gruppo invita tutta la filiera del turismo a postare immagini simboliche di imprenditori, lavoratori, agenti di viaggio che, metaforicamente, “fanno le valigie” dalla propria attività. In poche ore migliaia di persone hanno aderito e postato le loro fotografie su https://www.facebook.com/groups/644996336231895/. Il turismo alza la voce ancora una volta e non smetterà di farlo: ieri è stata una giornata di ripartenza per tanti, ma molte di queste imprese non saranno in condizione di riprendere l’attività se il Governo non interverrà accogliendo le istanze del comparto.

Il turismo organizzato non esclude ulteriori azioni di protesta, ancor più drastiche, entro la fine di maggio, per manifestare in modo forte e deciso il proprio dissenso. Le previsioni più ottimistiche stimano una perdita di 8 miliardi di fatturato, quelle più cupe di quasi 15 miliardi.    


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