Mode: nel distretto toscano oltre 130mila posti a rischio

La filiera toscana della moda è sempre più allarmata per il protrarsi della crisi da Covid-19. La chiusura forzata delle aziende mette a rischio la ripresa produttiva e l’occupazione.

Le aziende chiedono la riapertura per chi sarà in grado di garantire le misure di sicurezza dei lavoratori, facendo presente che, altrimenti,  ci sono più di 130mila posti di lavoro a rischio. 

Per esempio il distretto tessile di Prato, che conta 2.800 aziende con quasi 20mila dipendenti, leader in Europa nella produzione di tessuti e filati, da settimane ha avviato una battaglia per la riapertura scrivendo anche al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Rischiamo il 40-50% del fatturato del distretto e migliaia di posti di lavoro», dice Francesco Marini, imprenditore tessile e vicepresidente di Confindustria Toscana nord (Prato, Pistoia, Lucca), evocando il problema sociale a fianco di quello economico. Anche a Prato le aziende sono pronte ad adottare tutte le misure di sicurezza anti Covid-19, compresi i test sierologici da fare ai lavoratori prima del rientro in azienda. «Ma facciamo presto, riapriamo chi può garantire lavorazioni in sicurezza indipendentemente dai codici Ateco, altrimenti il distretto muore».

Analoga la situazione che interessa il distretto della pelletteria di lusso di Scandicci (Firenze), leader europeo nella produzione di borse per i grandi marchi, in forte crescita negli ultimi anni (5,4 miliardi l’export 2019 della pelletteria toscana, +36%): «Se non riprogrammiamo la riapertura in sicurezza, la filiera rischia l’estinzione», sottolinea David Rulli, pellettiere terzista e presidente della sezione Moda di Confindustria Firenze. «Molte aziende hanno già ordini in casa per i prossimi due o tre mesi – aggiunge – sui quali grava il rischio di annullamenti legato alla stagionalità dei prodotti. Per la filiera, soprattutto per le piccole e medie imprese, sarebbe un colpo mortale, perché gli annullamenti andrebbero a sommarsi a una perdita di fatturato già oggi stimata intorno 40%. Un danno a cui difficilmente molte riuscirebbero a sopravvivere. Non vogliamo fare business, ma tutelare posti di lavoro».

Crisi nera anche per il settore della calzatura concentrato tra Lucca e Pistoia mentre problemi iniziano ad esserci anche per le imprese orafe dell’Aretino

E per dire il peso del comparto moda-lusso in Toscana basta contare l’elevato numero di addetti e di imprese specializzate. Si tratta di oltre 130mila persone (il 40% della manifattura regionale) con un export di 15 miliardi (quasi il 40% del totale regionale. 

E a Firenze si tiene Pitti Uomo, la più importante Fiera mondiale della moda uomo. L’evento, proprio causa Covid-19, è stato riprogrammato per il 2-4 settembre prossimi. Molti lo vedono come un segnale di speranza per la ripresa.


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