Al G7 ci si preoccupa di Libra

Libra, la moneta ipotizzata da Facebook, preoccupa i Grandi della Terra. Tanto che ne hanno discusso al G7 in corso a Chantilly.

Secondo il padrone di casa, il francese Bruno Le Maire – l’affermazione di queste monete digitali evidenzia la necessità di un sistema di pagamenti internazionali “migliore e meno costoso” soprattutto per le transazioni transfrontaliere e per i Paesi in via di sviluppo.

Ma prima ancora che i lavori ufficiali avessero inizio lo stesso Le Maire aveva scandito che “Libra non può diventare una valuta sovrana” e sottolineando di “condividere la inquietudini” del segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin . Libra – aveva spiegato – dovrebbe “rispettare le normative circa la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo: Ma oggi non ci sono queste condizioni” e quindi “non si può permettere che venga messa in circolazione una moneta che non rispetta le condizioni poste a tutte le altre valute”.

Nella prima giornata del G7 di Chantilly sulla questione della tassazione internazionale c’è stata “una discussione costruttiva, con progressi concreti” ha aggiunto Le Maire a fine giornata dicendosi “fiducioso” che sulla aliquota di tassazione minima per le imprese “domani si potrà definire il principio della necessità” di una simile tassazione. Anche se – ha ammesso – “resta complicata la discussione su come affrontare nello specifico” la tassazione di “modelli di business altamente digitalizzati”.

Toni echeggiati da Tria che ha ricordato come gli interventi per una armonizzazione fiscale sulle società così come gli interventi come quelli sui colossi del web “devono essere ovviamente internazionali, non nazionali” e “questo significa anche aumentare nel complesso le tasse alle multinazionali”. Il ministro italiano ha spiegato come la discussione intorno al tema della tassazione internazionale ruota “su due punti principali: il primo è quello di evitare che le multinazionali possano portare i profitti dove la tassazione è più bassa”, un nodo che riguarda “soprattutto l’economia digitale” mentre il secondo è la definizione di “un livello minimo sulla tassazione delle multinazionali” che impedisca ai colossi di porre la loro sede “in paesi che applicano tassazioni molto basse e quindi fanno concorrenza fiscale a scapito delle imprese degli altri paesi”.

Un problema, in fondo, di diseguaglianza (fiscale) che tornerà certamente nella discussione di domani dove gli squilibri – anche di genere – troveranno un interlocutore di eccezione come Melinda Gates, una ‘filantropa globale’ che ricorderà ai grandi delle economie avanzate la necessità di più inclusione, per una crescita più equilibrata e più solida.

 

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