Oggi è il Tax Day: ci costerà 3 miliardi

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E’  il  lunedì nero delle . Oggi, lunedì 17 giugno andrà in scena il primo dell’anno con imprese e famiglie chiamate a versare all’Erario 32,6 miliardi. Una stangata come la definisce la Cgia in un mese, giugno, che prevederebbe almeno altri 21 miliardi di versamenti (per un totale di oltre 53) che slitteranno al primo luglio solo perché la scadenza fiscale del 30 (saldo e acconto, o prima rata, di Irpef, Irap, contributi Inps, Ires per le dichiarazioni sui redditi 2018) cade di domenica.
L’appuntamento che riguarda non solo le imprese, ma anche le famiglie è quello del versamento (slittato dal 16 sempre per lo stesso motivo della festività) del primo acconto delle imposte sugli immobili diversi dalla prima casa non di lusso del 2019. Gli oltre 25 milioni di italiani proprietari di seconde case e immobili diversi dalle prime abitazioni non di lusso (escluse dalle imposte tranne le classi A1, A8 e A9) verseranno 10,2 miliardi nelle casse dei Comuni e anche dello Stato per gli immobili di categoria D come gli alberghi.

E dovranno farlo, avverte Confedilizia, per il settimo anno consecutivo (riforma Monti del 2012) per un prelievo complessivo di 150 miliardi. Il 16 dicembre poi bisognerà versare il saldo con il rischio che potrebbe essere più alto del previsto 50% (per un totale di 20,5 miliardi) per i proprietari residenti nei Comuni intenzionati ad aumentare le aliquote, ma che non hanno ancora approvato le delibere. La media delle aliquote, secondo Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil che ha elaborato anche quest’anno i calcoli su Imu e Tasi, è del 10,4 per mille. Oltre 200 Comuni – scaduto il blocco triennale ai rincari – le hanno aumentato e 480 confermato l’addizionale Tasi (0,8 per mille) che ha portato l’aliquota al massimo dell’11,4 per mille. Pochi i Comuni che le hanno invece ridotto, tra cui Firenze, Grosseto, Lucca e Pavia.

Così il costo medio nei capoluoghi di provincia delle imposte sulle seconde case sarà di 1.070 euro (535 l’acconto di domani) con punte di oltre 2mila nelle grandi città, con in testa Roma (2.064), Milano (2.040) e Bologna (2.038). Il tax day di domani però non riguarda solo le imposte comunali sul mattone. Secondo la Cgia, gli imprenditori dovranno pagare al le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori (12 miliardi).

Industriali, commercianti, artigiani e lavoratori autonomi dovranno versare l’Iva (9,8 miliardi) e, infine, si dovranno corrispondere le ritenute Irpef trattenute sui compensi dei lavoratori autonomi (935 milioni). Prelievi di un Fisco, denunciano il segretario della Cgia Renato Mason e il coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo, ancora troppo oppressivo e ingiustificatamente pretenzioso. E domani non saranno pochi gli imprenditori che avranno difficoltà a recuperare le risorse economiche per gli impegni fiscali senza dimenticare che per onorarli (obblighi dichiarativi, certificazione dei corrispettivi, tenuta dei registri, etc.) si spendono circa 3 miliardi all’anno.


 

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