Petrolio: Opec taglia la produzione per aumentare i prezzi

PetrolioL’Opec taglia la produzione di petrolio per risollevare il prezzo del barile: il cartello è sceso a 30,81 milioni di barili di greggio al giorno il mese scorso, in calo di 797.000 barili al giorno in meno rispetto a dicembre, e nella prima parte di febbraio l’estrazione è ulteriormente scesa a 30,59 milioni, portando la sforbiciata a più di un milione di barili l’Arabia Saudita ha contribuito attuando da sola un terzo del taglio, che è contemporaneo a una continua caduta della produzione del Venezuela, in pieno caos politico e sottoposto a sanzioni.
Fra il 2017 e il 2018 l’Opec assieme alla Russia aveva pilotato tagli all’estrazione che avevano fatto risalire il prezzo del barile (prendendo a riferimento il Wti) da 30 a 80 dollari; ma nell’ottobre scorso l’Arabia Saudita ha incomprensibilmente ricominciato a inondare il mercato mondiale di greggio e questo ha fatto riprecipitare le quotazioni attorno ai 50 dollari. I sauditi avevano spiegato di voler compensare, con l’aumento della loro estrazione, il previsto calo di quella dell’Iran, dovuta alle nuove sanzioni americane; ma quelle sanzioni so sono rivelate all’acqua di rose e l’attesa caduta dell’export iraniano non c’è stata. Una spiegazione alternativa per l’aumento della produzione saudita sono le richieste in tal senso del presidente americano Donald Trump agli amici sauditi; questa spiegazione però è insensata, perché l’Arabia Saudita è alleata dell’America da sempre ma per lo meno dagli Anni 70 non le ubbidisce più e non si vede perché avrebbe dovuto ricominciare a farlo alla fine del 2018.
Al di là delle mosse dell’Arabia e dell’Opec, a condizionare il mercato mondiale del petrolio sono la domanda, che l’Organizzazione prevede in calo a causa del rallentamento economico globale, e la produzione di «shale oil» americano, che però ormai non è più una variabile ma un dato costante nel mercato del greggio, fino a quando l’estrazione di petrolio da scisto negli non comincerà a calare in maniera strutturale (secondo alcuni esperti a partire dal 2024).


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