CGIA: il Nord produttivo dimenticato dal governo Conte bis

Il Nord contribuisce all’economia con il 46,6% del Pil (721 miliardi di euro), occupa 8 milioni di lavoratori (il 48% del totale) vanta una quota di ben il 58,2% dell’export nazionale (per quasi 336 miliardi) e registra poco più di 142 miliardi di investimenti (il 49%), eppure esiste “il rischio concreto che finisca ai margini dell’azione del nuovo Governo Conte”. E’ l’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre che segnala la possibilità che le sei regioni attualmente presiedute da Governatori di centrodestra (Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia), possano non avere molta voce in capitolo sulle decisioni importanti che saranno prese dal nuovo esecutivo. L’associazione ammette che “qualsiasi giudizio è prematuro” perché “ciò che conterà saranno le misure concrete che il governo prenderà nei prossimi mesi”.

Altri indicatori rilanciati dalla Cgia confermano la nota centralità del Nord nel nostro sistema economico. Ad esempio, dalle regioni del Nord l’erario preleva oltre 256 miliardi di euro (pari al 46,1 per cento del totale) e in queste 6 regioni sono presenti oltre 6 mila km di rete ferroviaria (36,7 per cento del totale), quasi 3 mila km di rete autostradale (42,2 per cento del dato nazionale) e attraverso i Tir transitano su queste strade poco più di 460 milioni di tonnellate di merci all’anno (53,4 per cento del dato Italia).

Oltre alle infrastrutture materiali, rivestono un’importanza strategica anche quelle immateriali che, sul tema della banda ultra larga, vedono il Nord ancora in forte ritardo. Se in Italia le unità immobiliari raggiunte dalla fibra ultra veloce sono pari al 58 per cento, in Trentino Alto Adige la copertura è del 28,2 per cento, in Friuli Venezia Giulia del 45,6 per cento e in Veneto del 48,6 per cento. Solo Lombardia e Liguria registrano incidenze di copertura superiori al dato medio nazionale: rispettivamente del 59,5 e del 74,9 per cento .

Uno scenario che, evidenzia il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo, conferma come “questi territori, ormai, si sentono più in sintonia ed integrati con la Baviera o Francoforte che con Roma”. Secondo la Cgia, insomma, “il rischio che le distanze tra l’area più produttiva del Paese e i palazzi romani aumentino è molto concreto”.

Ma il segretario Renato Mason ricorda anche che “città importanti come Torino, Milano, Brescia, Bergamo e Padova, ad esempio, sono guidate da sindaci pentastellati o di centrosinistra. Nelle ultime elezioni europee, inoltre, le forze politiche che sostengono il nuovo governo Conte hanno ottenuto il 36 per cento circa dei voti sia a Nordovest sia a Nordest: un risultato non trascurabile, anche se molto inferiore al consenso ottenuto dalla Lega. Tuttavia, il problema c’è ed è evidente; governare il Paese con il Nord all’opposizione non sarà agevole”.

Per la Cgia oltre al taglio delle tasse e a una ripresa degli investimenti infrastrutturali, il Nord guarda con particolare attenzione anche al tema dell’autonomia differenziata. Dalle prime dichiarazioni rilasciate dal nuovo ministro agli Affari Regionali, Francesco Boccia, secondo l’associazione, “emerge una apertura di credito per certi versi inaspettata: l’auspicio è che si gettino definitivamente alle spalle le incomprensioni esplose negli ultimi mesi tra una parte del precedente esecutivo e i Governatori di Lombardia e Veneto”.

 

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