En attendant Rousseau

L’Italia è ferma in attesa degli esiti del voto di qualche migliaio di elettori pentastellati sulla piattaforma Rousseau gestita dalla Casaleggio & Associati. La democrazia secondo Beppe Grillo & C è ridotta a questo. E il PD accetta e subisce questi assurdi formalismi pentastellati senza, peraltro, che il capo dello Stato ritenga di pronunciarsi al riguardo

Sapremo dopo le 18 di oggi, dunque, terminato il voto online, se il governo giallorosso, il governo più a sinistra di sempre, si farà, come è probabilissimo, oppure no.

Plaudono alla ritualità della Rete Giggino Di Maio e Ale Di Battista

“Buongiorno – scrive su Facebook Luigi Di Maio – posso dirvi già da ora che tutti i 20 punti che il MoVimento 5 Stelle ha presentato al Presidente Conte sono affrontati nel Programma di Governo. Dal blocco dell’aumento dell’Iva al salario minimo, dal taglio del cuneo fiscale agli aiuti a famiglie e disabili, dallo stop agli inceneritori alle trivelle, dalla riforma della giustizia alla legge sul conflitto di interessi, fino alle concessioni autostradali. Buon voto a tutti su Rousseau”.

“Oggi decine di migliaia di iscritti al Movimento 5 Stelle prenderanno una decisione davvero importante. Piaccia o meno questa è l’ennesima vittoria di Gianroberto. Buon voto a tutti!”. Così su Fb Alessandro Di Battista a pochi minuti dall’avvio del voto su Rousseau sul governo con il Pd.

Ieri notte un vertice serale a Palazzo Chigi di circa un’ora per fare il punto sulla squadra, al quale seguirà un’altra riunione nelle prossime ore, registra alcuni passi avanti nel team di governo che ha in mente Giuseppe Conte e che passa attraverso la trattativa tra Pd e M5S. Seduti al tavolo, per i Dem, ci sono il vicesegretario Andrea Orlando e Dario Franceschini; per il M5S il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli e il sottosegretario Vincenzo Spadafora. Tutti e quattro dovrebbero essere membri del futuro governo giallo-rosso. Per il momento una lista nero su bianco non c’e’ ma si continua a fare una serie di ipotesi sugli incastri tra nomi e caselle. Il tentativo in atto è accelerare e chiudere le trattative in tempo per permettere a Conte di andare al Quirinale se possibile già domani sera, salvo sorprese dal voto su Rousseau, o più realisticamente mercoledì. I rumors sui nomi si fanno però più insistenti.

Come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ad esempio, sale l’ipotesi che il premier incaricato opti per un uomo di sua fiducia, che potrebbe essere quello dell’attuale segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa. Il M5S avrebbe incassato il placet per le conferme di Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede e Sergio Costa. Potrebbero entrare nel governo, oltre a Patuanelli (direzione Mit) e Spadafora, anche Nicola Morra, e Federico D’Incà, che potrebbe approdare agli Affari Regionali. Sul Viminale pende la tentazione di Luigi Di Maio, per il futuro del quale, fonti qualificate, al momento non escludono tuttavia alcuna ipotesi. Voci insistenti assegnano Di Maio alla Farnesina dove, tuttavia, secondo fonti Dem, in serata salirebbero nettamente le quotazioni di Orlando. Casella alla quale comunque il Movimento punterebbe qualora il Viminale andasse a un tecnico come il prefetto di Milano Luciana Lamorgese.

Laura Castelli, Marta Grande e Vittoria Baldino sono nomi che circolano in quota donne. Anche Stefano Buffagni potrebbe entrare nell’esecutivo benché, per lui, ci siano diverse resistenze da superare. La casella Economia resta in bilico tra chi vorrebbe un tecnico e chi, sia nel Pd che nel M5S, spinge per una soluzione politica che darebbe meno alibi a chi, come la Lega, accuserà il governo di farsi dettare la manovra da Bruxelles. Nel primo caso i nomi in pole sono, oltre a Salvatore Rossi, quelli di Dario Scannapieco, Giuseppe Pisauro. Nel secondo caso regge la candidatura di Roberto Gualtieri.

Il Pd potrebbe prendere il ministero della Sanità e punta al Mise dove è forte la candidatura di Paola De Micheli. Per il Lavoro – dove potrebbe sedere anche Graziano Delrio – i renziani vorrebbero un “uomo del Jobs Act” ma difficilmente il M5S acconsentirà. Tra le fila dell’ex premier in pole restano comunque i nomi di Anna Ascani e Lorenzo Guerini.

 

 

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