Il diktat del PD per il governo con i 5Stelle

Nicola Zingaretti ha dettato le condizioni per una trattativa del Pd con i 5 Stelle. E se due come più europeismo e maggior impegno ambientale possono esser certamente acfolte dai grillini le altre tre sono dei veri paletti fissati dal segretario dem per tentare un governo di legislatura giallo-rosso. Paletti che rischiano di mettere in salita la strada del negoziato. 

Il primo è la cancellazione dei decreti sicurezza, richiesta già esplicita nel discorso di Zingaretti, che ha parlato di “svolta nella politica dei flussi immigratori”. I decreti sono stati voluti dalla Lega di Salvini e approvati con l’avallo dei Cinque Stelle ma non senza maldipancia nel Movimento. In questo dunque il Pd potrebbe trovare una porta aperta in Di Maio.

Il secondo è un passo indietro sul taglio dei parlamentari. Alla legge manca solo una lettura per l’approvazione definitiva, ma al Pd così come è scritta non piace. Difficile però sarebbe far digerire una simile pillola ai pentastellati, che del taglio delle poltrone hanno fatto una bandiera.

Il terzo è un’intesa sulla manovra economica prima ancora che si formi il governo. 

Condizioni che hanno seminato sconcerto fra i renziani. “Ci aspettiamo che le voci vengano smentite” dice un big dell’area, ricordando che è stata data “piena fiducia e pieno sostegno al segretario” e che “in Direzione non abbiamo né discusso né votato quei tre punti”. Fin dall’inizio della crisi Matteo Renzi ha caldeggiato un dialogo con Di Maio, per un “governo istituzionale” che scongiuri l’aumento dell’Iva. 

Il deputato Pd Andrea Orlando conferma il primo punto: abolire i decreti sicurezza è uno step “imprescindibile” se si vuole “un cambio radicale di politica su questi temi”. Per quanto riguarda il taglio dei parlamentari, Orlando corregge il tiro.  “Non abbiamo detto di non andare avanti, abbiamo detto che il taglio va fatto con un quadro di bilanciamento, a partire anche dall’aggiustamento della legge elettorale”. L’approvazione definitiva dunque per il Pd deve slittare, al fine di fare spazio agli “interventi di accompagnamento”. Per Orlando questo non significa complicare il percorso verso un’alleanza. La strada  di un governo con il M5S “non è più stretta di ieri”, dice il deputato. Si tratta ‘solo’ di una “condizione per un confronto”. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Do NOT follow this link or you will be banned from the site!