Federalberghi insiste su regole certe agli affitti brevi

Bernabò Bocca

Il Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, è intervenuto alla Commissione X della Camera dei deputati, sulla proposta di legge C in materia di turismo.
Bocca, nel segnalare come “si tratti del primo provvedimento integralmente e specificamente dedicato al turismo che viene portato all’esame del Parlamento dopo tanti anni”, ha sottolineato come le imprese del settore lo abbiano accolto con sentimenti contrastanti: “Di certo l’apprezzamento per un segnale d’attenzione che da tempo aspettavamo, ma anche una punta di preoccupazione per i contenuti, limitati a pochi argomenti nonché la perplessità per i tempi, sicuramente non brevi, che si prefigurano per l’entrata in vigore.”
Per quanto riguarda la classificazione alberghiera, Bocca ha chiesto esplicitamente che “la legge delega consenta espressamente agli alberghi italiani di utilizzare il sistema Hotelstars Union su base volontaria, in aggiunta al sistema pubblico”. Il sistema HSU è attualmente adottato in 17 paesi europei, tra cui la Germania, l’Austria e quasi tutto il nord Europa, in cui abitano quasi 182 milioni di persone, che sono abituate a “leggere” il mercato turistico parlando il linguaggio della classificazione unica. E ogni anno negli alberghi italiani si registrano più di 60 milioni di presenze di turisti provenienti da questi paesi. “Star fuori dal sistema HSU – ha detto Bocca – equivale a star fuori dall’Euro o a reintrodurre il controllo passaporti alle frontiere interne all’Unione. Giorno dopo giorno, ci facciamo del male, erigendo una barriera che ostacola l’arrivo dei turisti stranieri.”

Il presidente degli albergatori si è poi soffermato sulla necessità di “istituire al più presto un codice identificativo nazionale obbligatorio per i cosiddetti affitti brevi. Chiediamo inoltre che venga istituito un registro pubblico, accessibile ai consumatori e agli organi di controllo, che consenta di identificare univocamente tanto l’ubicazione e le caratteristiche degli alloggi ai quali viene assegnato il codice, quanto le generalità del locatore.” Secondo Bocca, “è necessario stabilire quando l’attività ricettiva può essere considerata occasionale. La scorsa settimana eravamo a Barcellona, per la seconda conferenza mondiale ReformBnb, ed è emerso un quadro che per noi italiani è a dir poco deprimente. Ad Amsterdam è stato fissato un limite di 30 giorni, a Valencia di 45, a Dublino e Ginevra di 60, ad Atene, Londra e Berlino di 90, a Parigi di 120. Tutti hanno preso coscienza del problema, ma solo in Italia regna l’anarchia, con pesanti ricadute che danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. E’ bene chiarire che se si oltrepassano le soglie previste da ciascun paese non scatta alcun divieto di svolgere l’attività, ma unicamente l’obbligo di esercitarla nel rispetto delle regole previste per le imprese turistico ricettive.”

Bocca ha concluso il proprio intervento esprimendo “perplessità in merito ai due anni di tempo che vengono previsti per l’adozione dei decreti delegati. Si tratta di tempi incompatibili con l’urgenza che caratterizza determinate esigenze. Senza dimenticare che pochi mesi fa era stata annunciata l’intenzione di arrivare all’approvazione del codice identificativo entro l’estate”.

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