Da Bankitalia e Confindustria allarmi per l’economia

In Italia “sono urgenti interventi volti a contrastare più efficacemente il rallentamento economico e l’aumento della povertà. Per creare opportunità di lavoro stabili tuttavia non basta un semplice sollievo congiunturale. Le misure tradizionali di tipo redistributivo devono affiancarsi alle riforme strutturali da anni al centro del dibattito”. Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, alla dodicesima conferenza Maeci-Banca d’Italia.
Nel nostro Paese “occorre assicurare la stabilità finanziaria, avendo una strategia chiara e credibile per la riduzione, nel medio termine, del peso del debito pubblico sulla nostra economia”, ha aggiunto Visco

E un altro avvertimento arriva da Confindustria. La previsione è del Centro Studi ddella Confederazione è di crescita zero per il 2019. A pesare, per circa i tre quarti del calo, la minore domanda interna. Il resto lo fa il calo della domanda estera. Leggero miglioramento invece per il Pil del 2020 che il Csc stima poter raggiungere lo 0,4%. La partita sulla domanda interna diventa a questo punto per Confindustria urgente: “Gli investimenti privati per la prima volta sono previsti negativi dopo anni di crescita  (-2,5% nel 2919, escluse le costruzioni). Servono dunque misure di stimolo come il ripristino del superammortamento”, dicono gli economisti di viale dell’Atronomia che però condizionano ogni rilancio a quel “clima di fiducia migliore senza il quale le politiche potranno ben poco”.
“Il governo – continua il rapporto di Confindustria – ha ipotecato i conti pubblici, non ci sono opzioni indolori, con la finanza pubblica siamo ad un bivio: o si sterilizza l’Iva o si dovrà far salire il deficit pubblico al 3,5% causando un ulteriore aumento dei tassi sovrani con pesanti effetti recessivi”. E se si volessero annullare gli aumenti Iva e contestualmente correggere il livello del deficit come prevedono i parametri europei, servirebbero 32 miliardi di euro.
“A legislazione vigente il 1 gennaio 2020 ci sarà l’aumento di circa 3 punti delle aliquote Iva ordinaria e ridotta. L’attività economica sarà penalizzata, con un effetto negativo sulla crescita di 0,3 punti percentuali, anche se il deficit/Pil migliorerà per restare al 2,65”, spiegano gli economisti. Questo però, annotano ancora, “non basterà per realizzare quella correzione strutturale del bilancio richiesta dalle regole europee”. Si renderebbe perciò “comunque necessaria una manovra correttiva”.
Nel 2019, stima ancora il Csc, l’indebitamento della Pa salirà al 2,6%. Il rapporto deficit /Pil resterà al 2,6% anche nel 2020. Il debito della Pa, invece, tocca nel 2019 quota 133,4 , circa 2,7 punti percentuali in più delle ultime previsioni di Confindustria per assestarsi al 133,6 nel 2020.

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