Italia-Cina: che prevede il memorandum?

Con la visita ufficiale del Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping a Roma, si è parlato molto del memorandum of understanding  (MoU) relativo alla promozione del progetto Belt and Road Initiative (ovvero la nuova Via della Seta) da parte dei due paesi. Da un punto di vista squisitamente tecnico, l’MoU si propone di individuare una serie di intese raggiunte come punto di partenza per progetti specifici. Tale tipologia di documento, molto diffuso nelle relazioni istituzionali così come in quelle tra società private, si pone infatti lo scopo di confermare per iscritto una certa convergenza di interessi fra le parti, indicando una comune linea di azione prestabilita.

In questo senso il testo firmato il 23 marzo, l’MoU Italia – Cina contiene una serie di intenti di collaborazione dei due paesi coinvolti nell’ambito del progetto della nuova Via della Seta, così come chiarito nel suo preambolo e nel primo paragrafo dello stesso. È un documento che, richiamando anche accordi ufficiali presi precedentemente tra le parti, ha una funzione di organizzare le varie tematiche di collaborazione (la maggioranza già in essere), riordinandole sotto il cappello della nuova Via della Seta, costituendo, in tal senso, un documento con una visione sistematica delle relazioni e delle cooperazioni tra i due paesi.

Il paragrafo 2 rappresenta senz’altro il cuore del documento, in esso sono indicati i principali ambiti di collaborazione che i due stati intendono promuovere. Dalla sua lettura si comprende come la collaborazione non si limiti esclusivamente a progetti nei settori dei trasporti, logistica e infrastrutture, ovvero quei settori più identificativi del progetto della nuova Via della Seta, ma comprende svariate tematiche per un ampio raggio operativo.

In particolare, i due paesi intendono stabilire sinergie in sei settori:

1. dialogo sulle politiche per una maggiore connettività tra i paesi;

2. trasporti, logistica e infrastrutture;

3. rimozione degli ostacoli al commercio e agli investimenti;

4. collaborazione finanziaria;

5. connettività tra persone;

6. cooperazione in tematiche legate all’ambiente.

In merito al primo punto, di rilievo è il riferimento alla Banca Asiatica d’Investimento per le infrastrutture, di cui Italia e Cina sono già membri. Le parti sono d’accordo nel coinvolgere la banca, che si propone di fornire e sviluppare progetti di infrastrutture nella regione Asia-Pacifico, per promuovere la connettività tra i paesi.
In relazione alle sinergie nell’ambito della connettività delle infrastrutture, le parti intendono promuovere collaborazioni nelle aree di interesse reciproche rappresentate dalle strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia – incluse le energie rinnovabili e il gas naturale – e telecomunicazioni, da effettuarsi anche nel quadro della Piattaforma di connettività tra l’Unione Europea e la Cina, per migliorare l’efficienza della connettività tra Europa e Cina. Degno di nota è il riconoscimento espresso dalle parti sull’importanza di stabilire “procedure di appalto aperte, trasparenti e non discriminatorie”.

Relativamente al commercio internazionale e agli investimenti, vi è la volontà di accrescerli ulteriormente al fine di promuovere una robusta cooperazione a beneficio reciproco, nel rispetto della reciprocità e della tutela della proprietà intellettuale. Viene identificato anche l’intento condiviso di collaborare nei mercati dei paesi terzi, argomento di grande interesse per numerose aziende, come evidenziato durante il forum Italy-China Economic Cooperation in Third Countries tenutosi propri in questi giorni a Roma.

Una menzione viene altresì fatta, al quarto punto del secondo paragrafo, con riferimento alla promozione di una collaborazione sempre più stretta in tema di sviluppo di politiche di riforma fiscale, finanziaria e strutturale, in modo da creare un ambiente favorevole alla collaborazione economica e finanziaria.

Al quinto punto, le parti si concentrano sulla connettività tra persone, intenso nel senso più ampio, comprensivo degli scambi interpersonali, culturali, accademici e istituzionali, ponendo una certa attenzione anche alla promozione del turismo.

Infine, al sesto ed ultimo punto del paragrafo in analisi, le parti richiamato il proprio impegno sulle tematiche ambientali, in adesione alle direttive dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e agli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici, incaricando i rispettivi ministri per l’ambiente di lavorare per uno sviluppo di tipo ecologico lungo tutta la Via della Seta.

L’MoU prosegue con un paragrafo dedicato alle modalità di collaborazione e uno sul meccanismo di cooperazione, dove il Comitato intergovernativo Italia – Cina (organismo di coordinamento delle relazioni bilaterali istituito nel 2004 e presieduto dai ministri degli esteri dei due paesi) viene investito della funzione di monitorare progressi e seguiti dell’MoU.

Da questa breve analisi, si comprende come l’oggetto della collaborazione tra i due stati nell’ambito del progetto della nuova Via della Seta sia molto esteso, probabilmente di più di quello che ci si aspetterebbe avendo in mente le caratteristiche del progetto. Come già anticipato, infatti, il documento è da intendersi più correttamente come qualcosa che va ad individuare un quadro generale ampio entro il quale i due paesi intendono muoversi. Esso richiede, peraltro, la sottoscrizione di ulteriori accordi per la sua concreta attuazione (come è già in parte avvenuto).

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