Sulla Brexit intesa all’ultimo momento

Teresa , primo ministro britannico

Intesa sul filo di lana per la . E’ stata raggiunta in serata al termine dell’ennesimo incontro tra Theresa May e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. L’annuncio è stato dato in una dichiarazione ufficiale ai Comuni, dopo le 22 locali, dal vicepremier di fatto, David Lidington, secondo il quale l’ultima, estenuante maratona negoziale ha partorito “cambiamenti legalmente vincolanti  che raffarzano e migliorano” l’accordo di divorzio raggiunto a novembre e la dichiarazione politica allegata. il valore giuridico del supplemento d’intesa dovrà essere formalizzato oggi dall’attorney general Geoffrey Cox dinanzi ai deputati prima del voto. Poco dopo lo stesso Juncker ha confermato la circostanza da Strasburgo.
Era stata la cancelliera tedesca Merkel a preannunciare da Berlino ieri pomeriggio lo spiraglio di “un’offerta importante” messa sul tavolo da Juncker e dal capo negoziatore Michel Barnier per provare a venire incontro all’amica Theresa. Offerta che in qualche modo sembra aver trovato conferma, come testimonia anche l’immediata reazione del governo dell’Irlanda – altro Paese pronto a tutto (o quasi a tutto) pur di scongiurare un taglio netto dal Regno economicamente micidiale – che per bocca del vicepremier Simon Coveney si era associato quasi subito nell’auspicio di “una schiarita” a portata di mano. Il condizionale su questa schiarita resta in ogni modo d’obbligo, sospeso alla concreta reazione finale di Westminster al compromesso, mentre le prime reazioni – da quella del Tory brexiteer Ian Duncan Smith a quella del capogruppo del Dup, Nigel Dodds – si trincerano dietro la necessità di aver il tempo necessario per “leggere le carte”. La notizia della partenza di Theresa May per Strasburgo aveva d’altronde scosso i banchi della maggioranza come quelli dell’opposizione. Ma in un clima di nervosismo non sopito, al di là di qualche scampolo di speranza. Assenti per ‘negoziati in corso’ sia la premier sia il suo ministro per la Brexit, Stephen Barclay, ad affrontare l’aula nel pomeriggio era stato un semplice sottosegretario, Robin Walker, limitandosi a giurare che il giorno del giudizio questa volta non sarebbe stato rinviato e che – nell’eventualità di una nuova bocciatura – May avrebbe onorato la promessa all’aula di mettere ai voti mercoledì 13 una successiva mozione ‘no deal sì-no deal no’; e poi giovedì 14 un secondo testo sulla richiesta all’Ue di un “breve” slittamento della Brexit rispetto alla D-day del 29 marzo. Soluzioni di riserva che a questo punto – con tutte le cautele del caso – potrebbero non servire più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Do NOT follow this link or you will be banned from the site!