E’ allarme per lo che tocca i 335 punti. La tensione sui titoli di Stato italiani comincia a riversarsi sui per le famiglie e sui per le imprese. I dati dell’, l’associazione delle banche, mettono in evidenza anche nuove emissioni più care per le banche mentre i gestori dei fondi di investimento cominciano a parlare apertamente di «rischio Italia». Secondo l’associazione bancaria in ottobre si registra infatti un incremento «non ancora molto accentuato» dei tassi di interesse sulle nuove operazioni di finanziamento «risentendo dell’aumento dello spread nei rendimenti dei titoli sovrani».
Sull’altro versante, il rilancio delle preoccupazioni da parte di Confindustria. E nel mirino non c’è solo la manovra. La trincea degli industriali contro la politica anti-impresa passa oggi anche per lo scontro nel governo sui rifiuti in Campania e rilancia la battaglia per aprire e non chiudere i cantieri. «Si parte dalla Torino Lione e si parlerà dell’importanza delle infrastrutture» a Torino, «un simbolo», dove Boccia riunirà il 3 dicembre i circa duecento industriali che reggono le fila del sistema di rappresentanza di via dell’Astronomia: il Consiglio generale, con i presidenti delle associazioni territoriali di tutt’Italia e delle categorie.

L’effetto rialzo dello spread sui titoli di Stato per la prima volta colpisce i tassi bancari sui nuovi finanziamenti alle famiglie. Il tasso medio – secondo il rapporto mensile dell’Abi – sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni sulla base delle stime dell’associazione, ad ottobre è risalito all’1,87% dall’1,80% di settembre. Il tasso minimo record per i mutui casa risale invece al luglio scorso (1,79%). Ugualmente la crescita dei prestiti alle famiglie frena ad ottobre ma mantiene il segno positivo. I dati stimati dall’Abi nel rapporto mensile mostrano un incremento annuo degli impieghi alle famiglie dell’1,87% rispetto al +2,28% registrato a settembre sempre su base annua.

Il tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese è risalito invece all’1,6% dall’1,45% segnalato a settembre. Secondo gli analisti dell’Abi si tratta, per ora, solo di un cambio di segno, ma non di una brusca risalita. Saranno i prossimi mesi a far capire se si è davanti a un definitivo cambiamento di rotta. I tassi sui nuovi finanziamenti alle imprese avevano registrato il minimo storico nel gennaio scorso (1,42%). Anche la crescita degli impieghi alle imprese subisce un rallentamento ad ottobre ma mantiene il segno positivo. A dimostrazione che il credit crunch legato al perdurante rialzo dello spread sui titoli sovrani per ora è solo un rischio e non un fenomeno misurabile.