Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il ministro Giovanni Tria,

E’ di nuovo scontro tra Roma e Bruxelles sulla manovra economica e finanziaria e i mercati tornano inquieti.  Lo scontro con Bruxelles pesa sull’andamento di spread e Borsa. Questa mattina il differenziale tra Btp e Bund apre in deciso rialzo, arrivando fino a 315 punti base (oltre 11 in più rispetto alla chiusura di ieri) col rendimento al 3,51%. Peggiora decisamente Piazza Affari, maglia nera in Europa a -1,6% sotto i 19mila punti. Terreno scivoloso anche per le altre principali borse europee: Parigi (-1%), Francoforte (-0,9%), Londra (-0,5%) e Madrid (-0,75%). Le tensioni sui titoli di Stato e Borsa seguono la risposta alla Ue con cui il governo italiano ha confermato i numeri della manovra finanziaria 2019, assicurando però che il rapporto debito/Pil scenderà con le privatizzazioni. Secondo le tabelle del nuovo Dpb, si attesterà al 129,2% anziché al 130%. La versione rivista del Documento programmatico di bilancio 2019, inviata a Bruxelles, lascia invariate le stime di crescita sul Pil all’1,5% e sul deficit/Pil al 2,4%, che resta un “limite invalicabile”.
“Una risposta di attacco, non difensiva”, sintetizzano dal governo. Tradotto: l’esecutivo non cede di un decimale rispetto ai saldi contenuti nella manovra. Nella lettera che ieri, a tarda serata, il ministro dell’Economia spedisce alla Commissione Europea, non c’è nessuna rivisitazione al ribasso del deficit, inchiodato al 2,4%. Nessuna presa d’atto del rallentamento dell’economia e, quindi, del Pil, che resta all’1,5%. Anzi, più risorse per fare fronte al dissesto idrogeologico, almeno 5 miliardi di euro, anche questi extra Patto di stabilità. In compenso il governo è pronto a mettere in campo un maxi piano di dismissioni immobiliari per 18 miliardi di euro oltre alla riforma del codice degli appalti e della burocrazia, due mosse che dovrebbero far ripartire gli investimenti in infrastrutture e dare una spinta all’economia. Infine, clausole di salvaguardia, con tagli alla spesa nel caso in cui il deficit sforasse la soglia del 2,4%. A tarda notte vengono resi noti i contenuti della lettera inviata dal ministro dell’Economia Tria a Bruxelles: “L’indebitamento netto sarà sottoposto a costante monitoraggio, verificando l’aumento di entrate e spese. Ci saranno tempestive correzioni in caso di deviazione”. “Il governo resta fiducioso – scrive Tria – sulla possibilità di conseguire gli obiettivi di crescita”. Ma lo stesso Tria aggiunge: “C’è un cuscinetto di salvaguardia, che previene un deterioramento dei saldi di bilancio anche nel caso in cui gli obiettivi di crescita (1,5%) non siano pienamente conseguiti”. Quella di ieri è stata una giornata lunghissima. Poco dopo le 20, a Palazzo Chigi, si trovano faccia a faccia i due vicepremier Salvini e Di Maio. Con il premier Conte a fare da mediatore, ancora una volta, fra i due e Tria. Un’ora di riunione prima del Consiglio dei Ministri convocato per il via libera al documento da spedire all’esecutivo comunitario. Ma alla fine Salvini e Di Maio sono sulla stessa linea: la legge di Bilancio non cambia di una virgola. Non passa neanche l’idea di uno slittamento a primavera del 2019 del reddito di cittadinanza o di quota 100 per le pensioni. “Si parte subito”, fanno sapere fonti della Lega. È proprio la bassa crescita, spiega Tria nella lettera a Bruxelles, a rendere necessaria una manovra espansiva, in grado di rilanciare investimenti e consumi. Le uniche concessioni si registrano invece sul fronte del debito, con l’impegno a riprendere il cammino delle privatizzazioni e l’intento di dismettere immobili dello Stato. Novità anche sul fronte del decreto fiscale: ieri è passato l’emendamento stellato che darà più tempo per aderire al condono (tre mesi in più per le dichiarazioni tardive).
Nella lettera si fa riferimento anche al piano per gli investimenti e alla necessità di fare fronte alle emergenze degli ultimi mesi: Ponte Morandi e maltempo. Resta l’impegno a non superare la soglia del 2,4% del deficit, prevedendo clausole di salvaguardia. A questo punto, è quasi scontata da parte della Commissione l’avvio di una procedura per debito eccessivo. Ma la decisione definitiva sulle eventuali sanzioni dovrebbe arrivare solo a metà anno, dopo le elezioni europee e con un Parlamento dove i partiti ‘sovranisti’ potrebbero avere ancora più forza. Scenari che potrebbero portare il governo a trattare da una posizione sicuramente più forte a Bruxelles.