Elisabetta Trenta e Giovanni Tria

Il clima all’interno di governo e maggioranza è incandescente. Le tensioni sulla manovra economica e su una serie di delicatgi dossier (a cominciare da quello sul futuro di Slitalia) sono ai massimi livelli. Grande accusato il ministro dell’Economia che cosnesta le indicazioni del collega dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, su Alitalia.Infatti mentre questo vorrebbe fare della compagnia aerea una società del tutto pubblica, Giovanni Tria è di parere assolutamente differente.
E così si ritorna a parlare di un rimpasto nella compagine governativa.

In questo caso a farne le spese potrebbero essere lo stesso Tria, il cui abbandono o la cui rimozione, però, potrebbero creare forti fibrillazioni nei mercati, il collega della infrastrutture Toninelli, al centro di clamorose e ripetute gaffe, e la titolare della Difesa Elisabetta Trenta che è contestata dalla base grillina e dallo steso Di Maio, tutti per un deciso taglio alle spese del dicastero cui il ministro, evidentemente, si oppone.
Sempre Di Maio vorrebbe cambiare il ministro della Cultura, Alberto Bonisoli.

Un rimescolamento di carte nella compagine governativa a pochi mesi dalla formazione dell’esecutivo non depone certamente bene. E soprattutto è indice dell’intrinseca debolezza di questo governo e di questa maggioranza. 

Già questa settimana è in programma una riunione a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il ministro Tria per mettere a punto i dettagli del piano di governo sulla compagnia di bandiera, un piano che prevede il ritorno dell’azionista pubblico con una newco partecipata anche da Ferrovie. Il leader della Lega e ministro dell’interno invita il responsabile del Tesoro a rispettare il contratto di governo, mentre dall’entourage di Di Maio assicurano che il vicepremier e leader dei 5 stelle è deciso a non arretrare di un passo. Sulla strategia per rimettere le ali ad Alitalia, prevedendo anche l’intervento di partner privati, Di Maio, Salvini e Conte sarebbero compattissimi.”Come eravamo compatti sul 2,4% e lo abbiamo ottenuto -il ragionamento che Di Maio avrebbe condiviso con alcuni dei suoi uomini più fidati – adesso otterremo anche questo”.