Botta e risposta in Emilia Romagna tra le fiere di Bologna e Rimini. Mentre la Regione Emilia Romagna spinge per un’aggregazione tra i tre principali operatori BolognaFiere, Fiere di Parma e IEG – Italian Exhibition Group (Rimini con Vicenza), questi sembrano voler andare ciascuno per proprio conto. In particolare Bologna insiste per un accordo con Milano, mentre Parma, che al momento tace, sembra guardare soprattutto a Verona.
“Il nostro obiettivo è creare un competitor fieristico di calibro internazionale capace di confrontarsi con Colonia, Francoforte, Parigi. La competizione si gioca sulla qualità dei quartieri e dei servizi, i campanili sono storia del passato” dice Gianpiero Calzolari presidente di BolognaFiere, secondo cui, piuttosto, “si deve condividere, e non dividere, la forza industriale del triangolo economico che unisce Milano, Padova e Bologna”.
Difende l’interesse bolognese anche il sindaco della città petroniana. “Siamo disponibili a collaborare, ma non ci interessano le piccole politiche locali. Non saremo certamente noi a ostacolare il cammino che ha intrapreso la Fiera di Bologna”, dice Virginio Merola.
“È singolare che altri parlino di noi quando noi non lo facciamo” rispondono da Rimini con il Presidente di IEG Lorenzo Cagnoni.
E se qualcuno vuol far passare IEG per una realtà minore, da Rimini rispondono con “capacità, competenze e numeri”. Nel 2017 il gruppo ha registrato ricavi totali consolidati per 130,7 milioni di euro (126 BolognaFiere ndr), un Ebitda di 23,2 e un utile netto consolidato di 9,2. Nel complesso ha totalizzato 50 manifestazioni e 206 congressi.
Ma Rimini non intende polemizzare con nessuno. “Litigare non ci interessa” dice chiaramente Ugo Ravanelli, Amministratore delegato di IEG, che pensa soprattutto alla quotazione in Borsa cui sta lavorando. Ieg si collocherà sul segmento “di eccellenza” del Mercato telematico azionario gestito da Borsa italiana, Star, che richiede, spiega il presidente Cagnoni, “specifiche caratteristiche e capacità gestionali oltre a elevati livelli di liquidità, trasparenza e tempestività nelle comunicazioni al mercato, rigida governance”. Sono necessari per avere successo “non solo dati storici ineccepibili e definiti secondo gli standard internazionali, peraltro non così diffusi nell’ambito del mondo fieristico italiano, ma anche piani di sviluppo credibili e sostenibili”. E da questo punto di vista, gli fa eco il ceo Ravanelli, Ieg ha “progetti di sviluppo ambiziosi, ma certamente alla portata”.
Quotarsi per fare, sembra dire Cagnoni, che illustra i principi guida dell’operazione: da un lato “il consolidamento della nostra leadership nel mercato fieristico italiano”. IEG è già leader nazionale per numero di eventi organizzati di proprietà. Dall’altro, l’ulteriore sviluppo della presenza internazionale, con il gruppo già presente a New York, Las Vegas, Dubai, San Paolo, Mumbai, Hong Kong e Shanghai.
Una chiara risposta, rimarca Cagnoni, a quanti vedono nella quotazione il solo strumento per la raccolta di nuovi capitali con lo scopo di ridurre i debiti: “Dimostrano profonda ignoranza delle dinamiche gestionali e degli obiettivi di efficientamento della finanza d’impresa”,
Insomma, tirano le somme Cagnoni e Ravanelli, “le opportunità che offre la quotazione sono enormi, ma molti sono anche i vincoli gestionali richiesti dal mercato”, ecco perché è “facile incontrare commenti negativi verso questo importante processo di sviluppo dell’impresa che, abitualmente, provengono da chi vorrebbe compiere questo importante passo, ma non dispone delle competenze e delle capacità o risultati per poterlo fare”.
(b.c.)