Sergio Marchionne con Joh Elkhan

Nato a Chieti il 17 giugno 1952, Sergio Marchionne era figlio di un maresciallo dei carabinieri e di una giovane istriana. Dopo l’adolescenza in Abruzzo, aveva seguito la famiglia in Ontario, dove si era già stabilita una zia materna.
In Canada Marchionne aveva ottenuto la laurea in filosofia presso l’Università di Toronto, seguita da una laurea in legge alla Osgoode Hall Law School of York University e quindi un Master in Business Administration presso la University of Windsor.

Nonostante i riflettori, il manager italo-canadese è riuscito a mantenere uno stretto riserbo sulla sua vita privata, complice anche la scelta di mantenere in Svizzera la propria residenza, nel cantone di Zugo, dove abitano anche la prima moglie Orlandina, italiana con origini canadesi, e i due figli Alessio Giacomo e Jonathan Tyler. Dopo la fine del primo matrimonio ha iniziato, nella più totale discrezione, una nuova relazione con Manuela Battezzato, che lavora nella comunicazione di Fca.Marchionne aveva una passione per le Ferrari, che acquistava di tasca propria, e la musica lirica.Ma la sua mania erano i maglioni che portava quasi sempre, anche nelle occasioni più ufficiali.

Dopo avere esercitato la professione di procuratore legale, Marchionne è entrato nel 1983 in Deloitte Touche come avvocato commercialista ed esperto nell’area fiscale, primo passo di una carriera che nel 2000 lo ha portato in Svizzera alla carica di A.d. del Lonza Group. attivo nel settore dei prodotti per le industrie farmaceutica e sanitaria. Sotto i riflettori è finito con il successo ottenuto nel risanamento di Sgs, colosso elvetico nei servizi di ispezione, verifica e certificazione, di cui divenne amministratore delegato nel 2002. I risultati ottenuti in Sgs – che fra i suoi clienti aveva proprio Fiat – lo hanno portato all’attenzione del Lingotto, alle prese con la crisi aggravata dalla scomparsa di Gianni Agnelli.
Entrato nel cda del Lingotto dal 2003 su designazione di Umberto Agnelli, dopo la morte di quest’ultimo, Marchionne fu nominato il 1° giugno 2004 Amministratore delegato del gruppo. Al suo fianco il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il vicepresidente John Elkann, all’epoca appena ventottenne. La suaimpronta ‘decisionista’ emerse subito sia con una serie di cambi ai vertici del gruppo che, soprattutto, con il durissimobraccio di ferro con General Motors, che portò a sciogliere l’accordo raggiunto nel 2000 da Paolo Fresco costringendo gli americani a versare 2 miliardi di dollari purché da Torino non venisse esercitato l’obbligo di acquisto di Fiat Auto.

Ma è nel 2009 che Marchionne compie il suo miracolo manageriale: in un’America piegata dalla crisi finanziaria – che da Wall Street aveva ormai raggiunto anche l’economia ‘reale’ – Fiat ottenne dall’Amministrazione Obama il 20% di Chrysler, una delle ‘Big Three’ dell’automobilismo Usa, che, dopo la fallimentare alleanza con Daimler, era praticamente fallita. A convincere Washington, oltre alla personalità di Marchionne, l’esperienza e le garanzie offerte da Fiat su nuove formule di mobilità ‘verde’. Fu il primo passo di un percorso che – attraverso l’acquisto delle rimanenti quote – porterà nel 2014 i torinesi al controllo del 100% di Chrysler. E’ la nascita di Fiat Chrysler Automobiles che sancisce la figura di Marchionne come uno dei grandi protagonisti – sulle due sponde dell’Atlantico – dell’automobilismo mondiale. Un cammino scandito da alcune grandi operazioni (alcune delle quali ancora in via di realizzazione), a iniziare dal rilancio di Jeep, divenuta ormai il gioiello della corona di Fca, passando per la rinascita di Maserati e la scommessa su una Alfa Romeo ‘premium’, marchio caparbiamente negato ai concorrenti tedeschi.

In mezzo però, anche la delocalizzazione di numerose produzioni, con la conseguente chiusura di diversi impianti italiani, primo fra tutti quello siciliano di Termini Imerese che portò a una frattura in fondo mai sanata con i sindacati. E l’ultimo piano industriale – presentato appena lo scorso primo giugno – confermava quanto già annunciato da tempo, ovvero il declino del marchio Fiat, cui sarebbe stato preferito sui principali mercati quello della ‘famiglia’ 500, e l’uscita di scena di Lancia.