Dai 95 giorni del 2017 ai 104 attuali. Sono i tempi di pagamenti della Pubblica Amministrazione verso i propri fornitori. E pensare che la normativa europea ne prevede non più di 30.
Il peggioramento della situazione è certificato dalla CGIA di Mestre che registra una negativa inversione di tendenza nei pagamenti ai fornitori da parte della PA. Dopo cinque anni di progressiva diminuzione infatti a partire da gennaio scorso sono di nuovo aumentati i tempi medi di pagamento dell’amministrazione pubblica.
«Se nel 2017 il compenso veniva corrisposto dopo 95 giorni dall’emissione della fattura, contro i 30 stabiliti dalla normativa europea, nell’anno in corso la media è salita a 104 giorni. scrive la Cgia- Nessun’ altra amministrazione nella Ue salda i debiti commerciali con tempi così lunghi». Nel 2018 contro una media europea di 41 giorni l’Italia è a 104, un gap di 63 giorni.
La Cgia ricorda che dall’inizio del 2015 è in vigore il cosiddetto split payment, che obbliga le amministrazioni centrali dello Stato a trattenere l’Iva delle fatture ricevute per versarle direttamente all’erario al fine di contrastare all’origine l’evasione fiscale, evitando che le aziende fornitrici non la versino al fisco. Meccanismo che però causa problemi finanziari proprio a chi non ha mai evaso il fisco, denuncia la Cgia.
«La nostra amministrazione pubblica non solo paga con un ritardo inaudito ma quando lo fa non versa più l’Iva al proprio fornitore. – attacca il segretario della Cgia Renato Mason – Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, oltre a subire tempi di pagamento spesso irragionevoli, scontano anche il mancato incasso dell’Iva che consentiva di disporre di maggiore liquidità».