Blocchiamo-aumento-IVADal prossimo anno le aliquote Iva potrebbero essere rimodulate. Quesro perchè le cosiddette clausole di salvaguardia che le precedenti leggi di bilancio hanno lasciato in eredità ai governi che si sono succeduti negli ultimi anni prevedono che senza interventi dal 1° gennaio 2019 scattino gli aumenti dell’Iva.
In pratica l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2 per cento e quella ridotta dal 10 all’11,5. Si tratta di incrementi che gli ultimi governi hanno previsto provvisoriamente in attesa di poter sostituire i relativi introiti con altre misure, cosa che effettivamente è avvenuta quasi sempre fino all’anno scorso (con l’eccezione dell’incremento scattato con il governo di Enrico Letta).
Il problema resta quello di dove trovare i 12,5 miliardi necessari a evitare l’aumento Iva per il solo 2019, mentre altri 19,2 miliardi serviranno per il 2020.
Con clausole di salvaguardia si intendono quelle misure prese per cercare di “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio dalle spese previste, in sostanza per tutelare i saldi di finanza pubblica.
La orima risale all’agosto del 2011, con la crisi dei conti pubblici che avrebbe portato a novembre alla caduta del governo Berlusconi. Il decreto legge 138/2011 (la cosiddetta manovra di Ferragosto) dispone l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 21% (che comporta un maggior gettito di 700 milioni nel 2011 e 4,2 miliardi annui dal 2012) e nella manovra è inserita anche, appunto, una “clausola di salvaguardia”: se il governo non riesce a trovare, entro il 30 settembre 2012, 20 miliardi attraverso razionalizzazioni della spesa sociale, quelle risorse saranno reperite con un taglio delle agevolazioni fiscali o un aumento delle imposte indirette (tra cui rientrano l’Iva e le accise sui carburanti).
A fine 2011 Mario Monti, con il suo governo dei tecnici, prende il posto di Berlusconi: con il decreto Salva-Italia di fine 2011, si decide di blindare la clausola di salvaguardia prevista dal governo precedente, con un aumento dell’Iva di 2 punti percentuali: a partire da ottobre 2012 da 10 a 12 l’aliquota ridotta, e da 21 a 23 l’aliquota ordinaria; con un ulteriore aumento di 0,5 punti dal 2014 per arrivare a regime a 12,5 e 23,5%.
Da allora è stata tutta una ricerca a nuove risorse per bloccare gli aumenti previsti.