12 banche italiane a rischio “downgrade”

(FILE) A file picture dated 13 July 2011 shows the Moody's logo outside the offices of Moody's Corporation in New York, New York, USA. ANSA/ANDREW GOMBERT

Dopo la scure sull’Italia, diligentemente Moody’s fa calare anche quella sulle principali banche italiane. Ieri sera l’agenzia statunitense, che il 25 maggio aveva annunciato di aver messo sotto osservazione il merito di credito Baa2 del paese dopo le prime avvisaglie di avvitamento politico-istituzionale, ha messo sotto osservazione per un possibile, parallelo ribasso, i rating sui depositi a lungo termine o sui rischi di controparte di dodici grandi istituti: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Cdp, Banca Imi, Bnl, Mediobanca, Crédit Agricole Cariparma, Credito Emiliano, Fca Bank, Cassa centrale Raiffeisen, Invitalia, Banca del mezzogiorno. Una simile iniziativa è stata intrapresa su Cassa Depositi e prestiti, Invitalia – come emittenti a lungo termine e sui loro titoli senior non garantiti – e su Cassa del Mezzogiorno (controllata di Invitalia) come emittente di lungo termine. A stretto giro, il colosso delle valutazioni di affidabilità per chi emette titoli ha preso in considerazione la possibilità di ridurre i rating a lungo termine delle società di servizi ai consumatori Cdp Reti, Compagnia valdostana delle acque, Hera, Italgas, Snam, Terna.

Moody’s ha avvertito che l’analisi sull’eventuale declassamento non coinvolge Enel, 2i Rete Gas, A2a, Acea ed Edison (mentre finiscono sotto esame i colossi Eni, Poste e Rai). Le iniziative a cascata rispondono a un mero automatismo, insito nella metodologia operativa di Moody’s quando si tratta di banche e altro: “I rating sui depositi sono tipicamente costretti entro i due livelli superiori rispetto a quello dei bond sovrani, perché l’agenzia ritiene che le perdite attese di titoli bancari non possa essere troppo inferiore a quella del debito pubblico del paese”, si legge in una nota. Per questa ragione, se l’Italia perdesse il rating Baa2, il voto dato ai depositi delle banche domestiche, “attualmente posizionato ad A3, sarebbe probabilmente declassato, quindi si tratta di un allineamento rispetto alla revisione avviata sul rating sovrano”. Con più o meno le stesse argomentazioni sono stati messi sotto esame i rating Baa2 della Cdp (l’istituto di sviluppo nazionale, controllato dal Tesoro con l’82%) e dell’agenzia nazionale per gli investimenti Invitalia; oltre che il rating Baa3 di Banca del Mezzogiorno, che da Invitalia è controllata.

Secondo la nota dell’agenzia, le chance di un miglioramento del merito creditizio sono “limitate”, e dipenderanno dall’esito della revisione del rating sovrano italiano. Se fosse confermato a Baa2, potrebbero uscire indenni anche gli scrutini avviati ieri su molte banche domiciliate in Italia. Diversamente, “Moody’s potrebbe ridurre i rating in seguito a un ribasso del rating o a un deterioramento dei fondamentali creditizi delle banche sotto esame, guidato per esempio da un peggioramento del contesto operativo o di specifiche istanze come qualità dell’attivo, perdite, capitalizzazione”. L’iter dell’agenzia prevede che tra non meno di un mese – ma potrebbero servire anche anni per togliere da “sotto osservazione” l’Italia – ci possano essere sviluppi, conseguenti alla decisione che sarà presa sul rating sovrano. Ma anche una semplice serie di “deterioramenti”, come citato dalla nota di Moody’s, potrebbe condurre al taglio di giudizio per le società in questione. In tal caso, per loro diventerebbe più oneroso, e rischioso, emettere strumenti come obbligazioni e carta commerciale, in una spirale che farebbe aumentare di qualche frazione di punto percentuale i costi della provvista finanziaria. Come ulteriore conseguenza, gli emittenti italiani potrebbero ribaltare sulla clientela i maggiori costi, con rincari su conti correnti, bollette etc.

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