Multe: incassi record con gli autovelox

Una conferma: i Comuni fanno incassi record con le multe. E nei bilanci di previsione quella voce segna costantemente un segno più. Un miliardo e 700mila euro nel 2017, +18% dall’anno precedente, in crescita vorticosa dal 2015. Tutte le statistiche insistono su un dato: su 100 contravvenzioni, più di 80 sono in quota alle polizie locali. Nel rapporto tra incassi e abitanti stravince il centro nord: Firenze, Bologna e Milano in quest’ordine si contendono la parte di città più esosa, poco meno di 130 euro a testa, neonati compresi. A rimpolpare i conti quasi sempre ci sono loro, gli autovelox. “Non facciamo più multe degli altri, piuttosto siamo più efficienti a riscuoterle. Dipende dall’organizzazione”, è granitico Davide Conte, assessore al Bilancio di Bologna. Spiega: “Dal 2019 per tutto il triennio prevediamo 62 milioni dalle multe, ma l’incasso reale sarà più basso, poco più di 50 milioni”. Nel 2016 la previsione era di 43.

Una macchina da guerra? No di civicità – obietta l’assessore –. I cittadini ci chiedono di far pagare chi sgarra. Dobbiamo far quadrare i conti”. Ma di questo tesoro, quanto finisce sulle strade (come prevede la legge?) “Gli incassi degli autovelox sono vincolati al 100% per manutenzione e messa in sicurezza”, assicura. E sono cifre astronomiche a Milano. “Nel 2018 l’amministrazione ha stimato un incasso di 330 milioni di euro da sanzioni del codice della strada”, ha spiegato a febbraio l’assessore al Bilancio Roberto Tasca. Trenta milioni in più sul 2017. E come mai? Grazie ai sette nuovi autovelox che da novembre sorvegliano i comportamenti dei cittadini, ha ammesso lo stesso assessore. Per il 2019 si prevedono addirittura 371 milioni. Ha invece più a che fare con zone a traffico limitato, corsie preferenziali e telecamere il record di Firenze. Nel 2017 sono stati incassati 47 milioni di multe, nel bilancio preventivo del 2018 i milioni diventano 65. Tra le vittime soprattutto turisti. Anche per questo il primato toscano dei quasi 130 euro pro capite è da spiegare bene. Per dire: sono targhe straniere 8 volte su dieci quelle che violano le porte telematiche.

E dire che sugli strumenti per il controllo della velocità dall’anno scorso la musica è cambiata. Nell’estate 2017 la direttiva Minniti ha fissato regole precise, dalla visibilità delle postazioni alle distanze minime. Ma è applicata correttamente? Per Angelo Pisani, avvocato napoletano e presidente dell’associazione ‘Noiconsumatori.it’, “quelle indicazioni di norma non sono state recepite. Soprattutto le ammininistrazioni più piccole continuano a fare cassa. Se le multe crescono vuol dire che non c’è un’educazione alla sicurezza. Invece i Comuni dovrebbero dare il buon esempio. Come associazione più volte abbiamo stimolato la Corte dei Conti a intervenire. Dovrebbe indagare perché i soldi delle multe non vengono investiti nella manutenzione. Non serve un decreto, basta il codice della strada”. Paolo Sodi, che dalla provincia di Firenze produce velox con la Sodi scientifica, difende le macchine. Costo medio 20mila euro e produzione stabile, rileva. “Se aumentano le multe, vuol dire che non si rispettano le regole. Certo che i velox possono diventare uno strumento per fare cassa. Ma non è quella la loro funzione”. Su questo, sono tutti d’accordo.

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