La Cassa depositi e prestiti S.p.A. (Cdp) entra nel capitale di Telecom Italia – Tim  con una quota che, secondo la deliberazione del suo Consiglio di Amministrazione, non sarà comunque superiore al 5%, in una prospettiva “di lungo periodo”. L’investimento rientra nella missione istituzionale di Cdp a supporto delle infrastrutture strategiche nazionali e vuole “rappresentare un sostegno al percorso di sviluppo e di creazione di valore, avviato dalla società in un settore di primario interesse per il Paese”.  L’operazione sarebbe coerente “con i criteri di sostenibilità  economico-finanziaria che caratterizzano tutte le iniziative di Cdp”.

L’ingresso rende più realistica la possibilità evocata per la prima volta nel periodo del secondo Governo Prodi (2006), quando il suo consigliere economico, Angelo Rovati, propose con un dossier lo scorporo della rete fissa da Telecom e il suo passaggio sotto il controllo della Cassa depositi e prestiti. L’idea è poi riemersa nel corso degli anni fino ad oggi quando il gruppo, di cui i francesi di Vivendi detengono attualmente il 24%, ha dato il via all’iter formale per la separazione dell’asset, notificando il progetto all’Agcom.

Nei piani aziendali la NetCo rimarrebbe sotto il controllo della stessa Telecom, ma ora con l’avvento di Cdp, già azionista con Enel di Open Fiber, società nata per implementare la rete in fibra secondo i piani del governo, le due entità in prospettiva potrebbero diventarne una sola. In ogni caso, lo scorporo della rete attuale si potrà concretizzare non prima di 18 mesi, perché si tratta di un iter complesso: al termine del percorso potrebbe essere richiesto ad Enel di conferire la sua quota in Open Fiber a Cdp o in un veicolo per realizzare una società unica della rete a controllo pubblico, che potrebbe successivamente essere quotata in borsa.