Le scarpe Cinti vanno all’asta

Vanno all’asta le scarpe Cinti. La società bolognese Tb Holding ed è titolare dei marchi Cinti, Blocco 31, C6 e di 32 negozi in tutta Italia era in amministrazione straordinaria da fine 2016, dopo la messa in liquidazione a giugno dello stesso anno e l’accertamento di un debito complessivo di 56,3 milioni di euro. Le cose da allora sono migliorate: nominato Fulvio Cociani amministratore straordinario, l’attività dei negozi è ripartita, la produzione pure, e con esse sono rispuntati i corteggiatori interessati all’acquisto. Almeno tre le manifestazioni d’interesse più concrete arrivate finora.
In azienda si parla di gruppi italiani, del settore e non. Svanito l’interesse originario di Calzedonia, e quello di alcuni fondi esteri, l’indiscrezione più insistente, per ora, riguarda Primadonna Collection, gruppo pugliese di calzature molto presente in Italia con i suoi franchising, Bologna compresa, e con negozi in tutto il mondo. Sono solo voci. Ciò che è certo, invece, è la gara a evidenza pubblica ufficialmente partita ieri, per un valore dell’offerta che si aggirerebbe attorno ai 4 milioni e un valore della merce circolante stimata sui 4-5 milioni di euro. “I conti adesso tengono – si limita a dire l’amministratore -. L’azienda sta bene, la cura ha funzionato”. Il piano ha previsto la chiusura, lo scorso anno, di due punti vendita, il ritorno in Italia degli acquisti di manodopera, l’uscita volontaria di un certo numero di dipendenti, passati da 220 a 178, di cui 93 a tempo determinato. Il disciplinare di gara, partito ieri, dà come tempo fino al 9 maggio per la presentazione delle offerte, e l’apertura delle buste avverrà il 10 maggio.
Le precondizioni alla vendita sono quelle di legge: il mantenimento di tutti i lavoratori in essere, il mantenimento delle attuali sedi, dei marchi, dei punti vendita, della tipologia di distribuzione commerciale, delle garanzie verso i creditori. Astenersi perditempo o gruppi interessati a fare uno ‘spezzatino’, quelli che l’anno scorso, denunciava Cociani, si erano detti interessati solo al marchio, solo ai punti vendita, o ad alcuni punti di questi più performanti. “Proveremo, in questa prima fase, a mantenere integra l’azienda”, assicura l’amministratore. Che pur non sbilanciandosi si dice fiducioso.

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