Raddoppia il contributo di licenziamento: quasi mille euro all’anno

Raddoppia il ticket per il licenziamento. La Legge di Bilancio 2018 ha infatti introdotto delle modifiche alla disciplina del contributo dovuto per le interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato – introdotto nel 2013 dalla riforma Fornero – nei casi di licenziamenti effettuati nell’ambito di procedure di licenziamento collettivo.
Nello specifico, la nuova normativa dispone che “a decorrere dal 1º gennaio 2018, per ciascun licenziamento effettuato nell’ambito di un licenziamento collettivo da parte di un datore di lavoro tenuto alla contribuzione per il finanziamento dell’integrazione salariale straordinaria l’aliquota percentuale è innalzata all’82%”.
Il contributo versato dai datori di lavoro, quindi, non sarà più pari al 41% ma, spiega l’Inps nella circolare n’594/2018, sarà “costituito da una somma pari all’82% del massimale mensile NASpI (nuova assicurazione sociale per l’impiego) per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni”.
Tenuto conto che, per l’anno 2018, il massimale mensile NASpI è di 1.208,15 euro, per ogni dodici mesi di anzianità aziendale, la contribuzione da versare è pari a 990,68 euro (€ 1208,15 x 82%). Per i lavoratori con anzianità pari o superiore a 36 mesi, invece, il contributo è pari a 2.972,04 euro (990,68 x 3). Per i lavoratori con anzianità aziendale diversa da 12, 24 o 36 mesi – chiarisce l’Inps – il contributo deve essere rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro.
Non rientrano nell’aumento del ticket sui licenziamenti, invece, le cessazioni effettuate in conseguenza di procedure di licenziamenti collettivi entro il 20 ottobre 2017. “I datori di lavoro interessati – spiega l’Inps – per ciascun lavoratore licenziato, anche dopo il 1° gennaio 2018, continueranno a versare il contributo per le interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, calcolando la somma dovuta sulla scorta dell’aliquota percentuale del 41%”.

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