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La sede dell’Istat a Roma

In Italia nel terzo trimestre dell’anno appena trascorso sono in ripresa la propensione al risparmio insieme al potere d’acquisto. E’ quanto rileva l’Istat secondo cui l terzo trimestre del 2017 in Italia la pressione fiscale è stata pari al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’indebitamento netto in rapporto al Pil nel terzo trimestre del 2017 è stato pari al 2,1%, a fronte del 2,4% nel corrispondente trimestre del 2016, segando così un “miglioramento” di 0,3 punti percentuali. Complessivamente, nei primi tre trimestri si è registrato un deficit pari al 2,3% del Pil, anche qui “in miglioramento” di 0,2 punti sullo stesso periodo dell’anno precedente.
Nel terzo trimestre del 2017 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è aumentata di 0,5 punti percentuali, salendo all’8,2%. Il rialzo segue quattro cali consecutivi. L’aumento arriva quindi dopo un anno in discesa. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato nel terzo trimestre del 2017 dello 0,7% e del 2,1% su base annua. L’Istat parla di “una crescita significativa”. E lo stesso vale per il potere d’acquisto, salito dello 0,8% sul rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% in termini tendenziali.
L’anno passato – rileva ancora l’Istat – ha segnato il ritorno alla crescita dei prezzi. L’istituto stima nella media del 2017 un aumento dell’1,2%, dopo il calo dello 0,1% del 2016. Una “lieve flessione” che però aveva portato l’Italia in deflazione. L’Istituto, rilasciando i dati provvisori, parla di “una chiara inversione di tendenza”, che consente di riagganciare il livello dei prezzi del 2013, ovvero di 4 anni prima. A fare la differenza sono i beni energetici (carburanti, luce e gas) e gli alimentari freschi (frutta e verdura). A dicembre l’inflazione resta stabile allo 0,9%, lo stesso valore già registrato a novembre. Lo rileva l’Istat nelle stime preliminari, segnando un rialzo mensile dello 0,4%. A movimentare i listini mese su mese anche fattori stagionali. Si fa insomma sentire il cosiddetto ‘caro vacanza’. Ecco che l’Istituto registra un’impennata, in termini congiunturali, del 27,3% per i prezzi dei voli, del trasporto aereo passeggeri.