Potrebbe presto finire l’assillo delle chiamate commerciali che ci raggungono al telefono fisso o mobile a ogni ora del giorno. Le commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera hanno infatti dato l’ok in sede legislativa al ddl sul registro delle opposizioni che introduce un prefisso per le chiamate commerciali dando quindi una stretta al telemarketing. Il testo dovrà tornare ora in Senato (in terza lettura) per il via libera definitivo.
Purtroppo sull’approvazione definitiva incombe la fine della legislatura.
“I tempi sono molto risicati ma il Senato dovrebbe farcela, anche perché il testo non andrà in aula ma verrà esaminato in commissione” spiega a Repubblica Michele Mognato, deputato di Mdp e relatore del testo per la nona commissione della Camera. “Da quanto mi risulta non ci dovrebbero essere difficoltà, ci sono tutti i presupposti perché la legge venga approvata definitivamente. Ma la mano sul fuoco non posso mettercela” aggiunge Mognato.
Il testo del ddl ha subito in commissione diverse modifiche rispetto a quello originario partito dal Senato.
La prima modifica riguarda il superamento del prefisso unico ‘anti-scocciatori’. In realtà, infatti, i prefissi diventano due: uno per riconoscere le chiamate commerciali e un altro solo per le indagini statistiche. Un’altra modifica approvata al ddl sul registro delle opposizioni fa salvi i consensi già “prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni aventi a oggetto la fornitura di beni o servizi, per i quali è comunque assicurata, con procedure semplificate, la facoltà di revoca”, si legge nell’emendamento approvato dalle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera.
L’ultima modifica è una vera e propria deroga al prefisso unico che di fatto consente agli operatori di non adeguarsi a quest’obbligo se presentano l’identità della linea a cui possono essere contattati. In questo caso, la motivazione della deroga si spiega con “l’allineamento della normativa interna all’orientamento legislativo che sta maturando in sede europea il quale prevede che le persone fisiche o giuridiche che usano servizi di comunicazione elettronica per effettuare chiamate di commercializzazione diretta: presentano l’identità di una linea alla quale possono essere contattati oppure un codice o un prefisso specifico che identifichi il fatto che si tratta di una chiamata a fini commerciali”, si legge nel testo.
Salve, invece, le due norme considerate fondamentali dai consumatori. La prima prevede la possibilità di iscrivere al registro delle opposizioni anche i numeri di telefonia mobile (fino a oggi sono ammessi solo i fissi), l’altra norma prevede la revoca di tutti i consensi dati in precedenza ai nuovi iscritti al registro. Una possibilità, quest’ultima, che l’associazione di categoria Assocontact aveva osteggiato, paventando il rischio che l’intero settore si paralizzasse per diversi mesi in attesa che i call-center raccogliessero i consensi ex novo.
“Anche se resta una buona legge, constatiamo il fatto che è stata annacquata: il prefisso unico infatti avrebbe consentito ai consumatori di non rispondere alle chiamate dei call center, evitandosi una buona dose di angherie quotidiane” commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori.
“I call center sostenevano che questa norma avrebbe distrutto il mercato, ammettendo implicitamente che sono molesti nei confronti dei consumatori: anche loro sanno che, potendo scegliere, la stragrande maggioranza non risponderebbe a una chiamata pubblicitaria. Ora dobbiamo sperare che la legge non venga affossata in Senato” conclude Dona.