Ai tornelli di ingresso la “striscia” dello smartphone, attivazione contestuale dell’applicazione preliminarmente scaricata, a seguire la scelta dei prodotti: bevande, panini, verdura, insaccati, giocattoli, vino. Poi tutto nel sacchetto. Per l’uscita dal supermercato nessuna interazione umana: nessun codice a barre o fila alla cassa, nessuno scaffalista o addetto alle vendite. Nel 2016 Amazon lanciava il primo supermercato senza posti di lavoro,  a Seattle, città natale dell’azienda fondata da Jeff Bezos aperto per ora solo ai dipendenti del gruppo. Un’esperienza di acquisto totalmente automatizzata che sta permettendo al dipartimento marketing di Amazon di venire a conoscenza di una mole impressionante di dati della clientela. Le sue abitudini, le sue preferenze, le sue modalità di acquisto. Amazon recentemente è sbarcata definitivamente nella grande distribuzione con l’acquisizione della catena Usa Whole Foods specializzata nei prodotti bio ed è inevitabile che stia sconvolgendo il concetto di distribuzione.  Anche Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta gli interessi delle aziende della distribuzione moderna organizzata, si sta interrogando al riguardo. In un recente convegno, in cui l’associazione ha presentato il primo rapporto di sostenibilità di settore, l’analisi si è concentrata sui risvolti della progressiva automazione che sta interessando tutta la catena alimentare del valore. Da un’analisi di PricewaterhouseCoopers gli investimenti in formazione delle aziende della grande distribuzione sono cresciuti del 137% negli ultimi dieci anni. Il rischio è che senza efficaci politiche l’effetto dirompente di alcuni strumenti innovativi di vendita e di pagamento ( casse automatiche, self scanning, carrelli intelligenti) e di strumenti per lo sviluppo della multicanalità (software e applicazioni che consentono al cliente diverse modalità di acquisto nel punto vendita o tramite Internet) potrebbero provocare la sparizione di tante figure professionali. Una ricerca dell’osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano segnala come il valore degli acquisti su Internet degli italiani raggiungerà nel 2017 i 23 miliardi di euro con un aumento del 16% rispetto al 2016. L’anno in corso testimonia per la prima volta la parità tra prodotti e servizi confermando una tendenza che vede già da anni l’acquisto di prodotti online crescere ad un tasso più elevato rispetto ai servizi. E’ un trend inarrestabile che suggerisce lo spostamento degli investimenti verso la digitalizzazione completa anche della catena del valore. Spingendo sull’interconnessione tra fornitori, aziende e clienti modificando radicalmente il modo di concepire flussi di dati e merci.