Dai trader che sperimentano forme nuove di speculazione ai piccoli investitori incentivati dalla prospettiva di rendimenti facili e particolarmente alti. Il Bitcoin, moneta virtuale ‘alternativa’ che da inizio anno ha guadagnato il 1250% arrivando ai 12500 dollari di valore, è una mania che coinvolge sempre più consumatori, soprattutto giovani, poco abituati ai rischi di un investimento finanziario. Oggi, con Visa, si può comprare anche una carta di credito che converte i bit in moneta tradizionale permettendo ogni tipo di pagamento, ma a livello normativo le informazioni in merito sono tuttora scarse. Cosa rischia un operatore finanziario o un soggetto privato che converte e organizza operazioni in Bitcoin? Per prima cosa, “l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria riservata, che comporta reato penale”, dice Antonio Di Giorgio, junior partner dello studio legale Ac Group, Annunziata & Conso, che si sta specializzando nella materia. “Il rischio per gli operatori che acquistano, creano e convertono queste criptovalute può essere quello – precisa – di replicare i modelli tipici del mercato finanziario e del sistema dei pagamenti, oggetto di attività riservata, e quindi incorrere negli stessi ambiti legislativi e normativi”. L’operazione da tenere sott’occhio è, ad esempio, l’ico, o ‘initial coin offering’, che riprende il nome e il procedimento dell’ipo, le offerte di azioni al pubblico per una quotazione in Borsa: in questo caso, si offrono al mercato token, strumenti digitali che incorporano diritti, con l’obiettivo di ottenere capitali in forma di criptovalute. Le ico sono ormai tanto diffuse da aver raccolto oltre 1,2 mld di dollari nella prima metà del 2017, secondi i dati di un report di Autonomous, e presto potrebbero sbarcare in Italia (per ora l’ha fatto la svizzera Eidoo). “Qualificando la moneta alternativa come prodotto finanziario – è il parere dell’avvocato – i rischi per il consumatore che investe sono gli stessi di quelli legati a qualsiasi forma di investimento in un prodotto finanziario, dall’azione all’obbligazione, e quindi l’educazione finanziaria è fondamentale. Non ci sono i prospetti e le informazioni non sempre sono vigilate”. Bankitalia, per ora, sta monitorando il mondo delle monete virtuali e, in passato, ha sconsigliato gli intermediari ad acquistare e vendere criptomonete. Le brutte sorprese per i consumatori vanno dall’attacco hacker alla scomparsa del denaro dal proprio wallet, o portafoglio virtuale. Sono casi rari, ma devono essere noti ai nuovi, talvolta piccoli, risparmiatori. L’ideale sarebbe che la moneta uscisse dalle maglie della rete e andasse per strada, tra i negozi. “Il beneficio della criptovaluta – sottolinea sempre Di Giorgio – aumenterebbe al crescere alla spendibilità del mezzo di pagamento e della sua accettazione. Più esercizi commerciali la accetteranno, maggiori in futuro saranno trasparenza e benefici”. Sebbene il mercato delle ico, come quello dei Bitcoin, abbia attualmente tutti i sintomi di una bolla, come riconoscono diverse banche d’affari tra cui – da ultima – Ubs, “c’è un’innovazione sottostante che potrebbe trasformarsi in un massiccio spostamento delle piattaforme nel mondo digitale”, osserva l’ultimo report di Autonomous dedicato alla materia. D’altra parte, resta lapidario il parere dell’Eba, l’Autorità Bancaria Europea, sull’argomento: “I rischi individuati – ha scritto nel 2014 – superano i possibili benefici che le valute virtuali potrebbero fornire ai loro utilizzatori, anche considerando i vantaggi in termini di costi e tempi di transazione”.