Pomodori secchi, capperi, lenticchie e carciofi coltivati all’estero ma venduti in Italia, accompagnati da bandiera tricolore o diciture fuorvianti quali “product of Italy”. L’Antitrust ha richiamato tre aziende chiedendo, e ottenendo, etichette più chiare per il consumatore. Ciò dal bollettino di ottobre della stessa autorità. L’Italia negli ultimi anni sta accelerando proprio sulla trasparenza delle etichette. E’ stata di recente resa obbligatoria l’indicazione di origine su latte, conserve di pomodori, pasta e riso. In questo caso però non stiamo parlando di illeciti, ma di poca chiarezza nei confronti dei cittadini che, a una sommaria lettura dell’etichetta, sono convinti di acquistare un prodotto nostrano. Il Codice doganale dell’Unione infatti consente di etichettare come “made in Italy” i prodotti che in Italia hanno subìto l’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale. Il primo alimento esaminato da Antitrust è la lenticchia prodotta da Fertitecnica Colfiorito. Il nome dell’azienda e i disegni che richiamano le colline umbre, infatti , possono “indurre in errore circa la provenienza geografica della materia prima”, sostiene l’autorità. Tutto ciò nonostante i legumi siano prodotti negli Stati Uniti e in Canada. La società ha evitato la sanzione evidenziando in modo più netto il luogo di provenienza delle lenticchie, informazione già presente, con un carattere più grande, sottolineato e grassetto. Sui vasetti di capperi e pomodori secchi c’è la bandiera italiana e una dicitura “product of Italy”. A un superficiale esame parrebbero prodotti nella nostra penisola, invece no: in questo caso le due tipicità mediterranee provengono da Turchia e Marocco. Secondo Antitrust l’azienda Citres avrebbe commesso con modalità diverse la stessa scorrettezza della società di Colfiorito “alterando sensibilmente la capacità del consumatore di assumere una decisione consapevole”. Anche in questo caso tutto si è risolto senza bisogno di sanzioni, perché Citres ha eliminato sia la bandiera italiana che la scritta “Product of ITaly”, tranne che per i capperi, dove la bandiera è rimasta perché, tra gli ingredienti, è palese la provenienza extra europea della materia prima. In questo modo il tricolore indica solo il luogo di trasformazione ed è molto più difficile confondersi. Discorso molto simile per l’azienda Conserve Bonetto, solo che anziché pomodori e capperi qui parliamo di carciofi egiziani. Anche in questo caso la bandiera italiana, in bella mostra proprio accanto all’immagine dei carciofi, costituirebbe una scorretta pratica commerciale. Antitrust è riuscita a ottenere un risultato importante: oltre ad aver eliminato il tricolore, infatti, l’azienda si è impegnata a fare la stessa cosa su tutti i prodotti che contengono anche solo un ingrediente primario di origine non italiana. Secondo il Fatto Alimentare, sito di informazione dedicato all’ alimentazione, “i tre provvedimenti sembrano delineare un nuovo corso dell’Antitrust nei confronti dell’Italian sounding. La prima novità riguarda la natura delle segnalazioni che sono state proposte nei primi due casi dai Nas. Siamo di fronte a un’anomalia visto che solitamente i Nas quando riscontrano irregolarità inviano le segnalazioni  all’autorità giudiziaria e non all’Antitrust. L’altro elemento da considerare è che in genere Agcm interviene su casi di pubblicità scorretta, mentre i tre provvedimenti focalizzano l’attenzione sulle etichette dei prodotti alimentari e sull’origine della materia prima, un fatto non così frequente nella giurisdizione dell’Autorità degli ultimi anni”.