EasyJet tocca nuovi record, con 80,2 milioni di passeggeri, in crescita del 9,7% rispetto all’anno precedente, e un fattore di riempimento altrettanto impressionante a 92,6% (contro il 91,6% del 2016). L’anno fiscale 2017, chiuso a settembre, è da incorniciare nonostante le difficoltà e le prime avvisaglie di un aumento del prezzo del carburante. I dati infatti danno ragione alle scelte del ceo Carolyn McCall che tra dieci giorni lascerà la compagnia low cost e lascerà il posto al collega Johan Lundgren, già numero uno del vettore leisure Tui, che dovrà valutare, in particolare, gli effetti della questione Alitalia che vede easyJet, assieme a Lufthansa, in prima fila per un’ eventuale acquisizione. Intanto i conti del gruppo vanno a gonfie vele. Tutte le performance sono positive: la capacità è cresciuta dell’8,5% a 86,7 milioni di posti, “come conseguenza della strategia di easyJet incentrata su investimenti focalizzati sulle posizioni di leadership nei principali aeroporti europei” come spiega una nota della compagnia. I ricavi totali ammontano a 5,047 miliardi di sterline, in crescita dell’8,1%. Una particolarità di easyJet è che il 98% della capacità complessiva è allocata in aeroporti in cui il vettore inglese detiene posizioni di leadership. I profitti prima delle tasse sono pari a 408 milioni di sterline, nonostante un impatto negativo dai tassi di cambio pari a 101 milioni di sterline. Resta poi una liquidità netta di 357 milioni di sterline e dividendo previsto è di 40,9 pence per azione.  Da monitorare la questione relativa alle acquisizioni. Il mese scorso, infatti, easyJet ha annunciato un accordo per l’acquisizione di una parte delle operazioni di Air Berlin a Berlino Tegel per 40 milioni di euro, subordinato all’approvazione regolatoria e Antitrust. L’acquisizione, che dovrebbe concludersi a dicembre, comporterà l’ingresso nel gruppo di 25 aeromobili A320 e di circa 1000 posti di lavoro per gli equipaggi Air Berlin.