Considerati una volta elemento statico della società, una palla al piede, nell’economia moderna fatta di flussi e rapidi spostamenti, anche i pensionati hanno imparato a dotarsi di vite mobili. Dall’Italia si trasferiscono in altri Paesi europei dove il sole è più caldo e il fisco più generoso, si spostano nelle regioni italiane dove il clima è più mite, hanno rivitalizzato le imprese delle crociere, sanno operare con la tecnologia digitale e più in generale hanno messo in moto la cosiddetta ‘silver economy’. I pensionati italiani sono davvero tanti (più di 16 milioni di persone) che in un Paese da 60 milioni di abitanti hanno un peso oggettivo al quale va aggiunto quello soggettivo rappresentato dalla capacità di condizionare partiti e sindacati. Per questo motivo interessarsi delle loro nuove vite mobili è quasi un obbligo anche per gli economisti. Secondo i dati elaborati dall’ Istat  il 25%  incassa mensilmente un vitalizio inferiore ai 500 euro, circa il 40% gode di un importo tra i 500 e i mille euro, il 24% si colloca nella forchetta tra i mille e i 2 mila euro e solo il 3% circa supera i 3 mila euro. In questo contesto è nato un fenomeno che potremmo chiamare di ’emigrazione previdenziale’. I Paesi che la stanno sfruttando con una certa abilità sono soprattutto la Spagna e il Portogallo. Si racconta che passeggiando per le vie di Tenerife, nell’isola delle Canarie, si sente parlare italiano con una certa frequenza. Il vantaggio fiscale è in media del 5%, ma cambia a seconda delle differenti aliquote e concorre ad attrarre i pensionati italiani (nel solo ‘17 già 217) perché si somma con un basso costo della vita. Un affitto costa 400 euro e con 10 euro si mangia in un ristorante. Dopo due o tre anni gli export-pensionati comprano anche casa: 70 mila euro per una villetta sul mare. A muoversi verso le Canarie, temperatura costante tra i 20 e i 27 gradi, sono per lo più gli over 65 delle grandi città, Roma e Milano. Un piccolo boom poi lo sta conoscendo il Portogallo che pratica una politica aggressiva di attrattività che ha già convinto nel solo 2017 circa 300 nostri connazionali. Nei primi dieci anni di nuova residenza la pensione è tax free e ovviamente ciò attira anche polacchi, tedeschi e inglesi. Per maturare la prima residenza sono necessari sei mesi di uno stesso anno e gli italiani si trasferiscono prevalentemente a Lisbona. Dice Grazia Pracilio, responsabile relazioni esterne della piattaforma Made in Italy che fornisce consulenza all’emigrazione previdenziale: «Chi si trasferisce in Portogallo è attento sì al costo della vita e al regime fiscale ma anche alla qualità dei servizi ospedalieri, perciò rimane nella Capitale. E ormai si è formata un’ampia comunità italiana». Sempre Lei racconta come «siamo bombardati di richieste di informazioni, una volta si trasferivano i pensionati con mille euro, oggi anche chi ne prende 2.500 e c’è una specie di passaparola tra i vicini di casa». Questo particolare tipo di emigrazione viene vissuto sia come avventura sia come lutto, ma tutti si considerano vittime di un’ingiustizia fiscale. Vengono segnalati flussi di pensionati italiani anche in direzione di Tunisia e Bulgaria, in particolare Sofia. «In questo caso sono persone che in virtù delle loro competenze e professionalità pensano di poter avere una seconda stagione lavorativa come consulenti delle piccola industria».