Carles Puigdemont.

«Assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in uno Stato indipendente in forma di repubblica. Il governo e io stesso proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza per avviare un processo di dialogo».
Sta in queste parole del rpesidente catalano Puigdemont il senso di quanto accaduto nel parlamentoregionale di Barcellona che, in pfratica, ha deciso di dichiarare l’indipendenza ma di non attuarla.
«Gli effetti saranno sospesi per alcune settimane». ha detto ancora Puigdemont che si è anche appellato all’Ue: «Chiedo che si dedichi a fondo alla questione e che si appelli ai valori fondamentali dell’unione».
Secondo il governo catalano, dopo aver così a lungo utilizzato la parola «dialogo», era giusto mostrare un gesto concreto. Noi ci siamo fermati, si ragiona  ora la palla passa a Madrid, «se anche davanti a questo vanno avanti con la repressione, siamo pronti a dichiarare l’indipendenza in pochi giorni».
Oggi la risposta del premier spagnolo Mariano Rajoy che ha convocato per questa mattina una riunione straordinaria del suo governo dopo che ieri ha escluso qualsiasi mediazione fra la legge e la disobbedienza e si rivolgerà al Parlamento.
Esistono una serie di misure coercitive che Madrid può mettere in atto per costringere la Generalitat a ritornare sui suoi passi e recuperare la normalità istituzionale in Catalogna, si legge su ‘el Mundo’. La misura più probabile che attualmente verrà attivata, secondo le fonti, è l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, in virtù del quale il governo centrale può prendere il controllo dei suoi poteri, tutti o alcuni di loro.
Il governo centrale potrebbe concedere anche un’ultima chance di due o tre giorni al massimo alla Catalogna per rettificare. Sarebbe una sorta di ultimatum, ma c’è di più. L’esecutivo può anche dichiarare uno stato d’emergenza se ritiene che potrebbero verificarsi alterazioni o gravi disturbi dell’ordine pubblico. Per fare questo passo avrebbe bisogno del voto favorevole della maggioranza assoluta dei membri del Congresso.