Il lido Punta Cana di Chioggia

Tanto rumore per nulla. La spiaggia “fascista” di Chioggia portata alla ribalda la scorsa estate dal quotidiano di De Benedetti non avrebbe commesso nessun reato di apologia di fascismo. Almemno così la pensa la Procura di Venezia secondo cui Le immagini del duce e dei saluti romani tra gli ombrelloni, i richiami al Ventennio e i comizi in spiaggia non sono apologia di fascismo. Bensì, un'”articolazione del pensiero”. Così come non costituisce reato gridare agli altoparlanti, nel proprio lido balneare gremito da centinaia di persone, che “i tossici vanno sterminati”. Per il procuratore capo, Bruno Cherchi, e per il sostituto procuratore, Francesca Crupi, Scarpa – indagato per violazione della legge Scelba – non ha fatto nessuna apologia. In sostanza, per la Procura, le sue sono state solo “stravaganze”: insomma nulla di riconducibile all’esaltazione del fascismo.
La parola spetta ora al gip, che dovrà pronunciarsi. Dopo le polemiche che lo avevano investito, il gestore di Playa Punta Canna si era immediatamente difeso: “Dicono che inneggio al regime e sono fascista? Io non sono fascista, io sono amante della pulizia, dell’ordine e della disciplina. Essere etichettato come fascista per questo mi sembra esagerato. I miei clienti mi sostengono. Per terra non c’è nemmeno una cicca. Nessuno si lamenta. La mia è una spiaggia bellissima, pulitissima e ordinata. E poi a casa mia sono liberissimo di esprimere le mie idee”. Tra i politici che erano venuti in soccorso a Scarpa, il leader della Lega Nord Matteo Salvini: “Lasciate lavorare la gente”, aveva dichiarato presentandosi sulla spiaggia.