Immigrati tunisini a Lampedusa

Dopo la Libia la Tunisia. Se la rotta libica è in qualche modo sotto controllo con una significativa riduzione degli sbarchi, si è aperta, nel quasi generale silenzio dei media italiani, quella tunisina. Con un’aggravante: chi sbarca si dilegua immediatamente senza essere nemmeno identificato. A chi viene preso viene dato il foglio di via per il rimpatrio. Ma si tratta solo di un pezzo di carta senza alcun valore pratico. Chi lo riceve si dilegua e vaga libero per l’Italia. Così negli ultimi due mesi oltre quattromila sono sbarcati in Sicilia e si sono diretti chissà dove.
Il timore è che si tratti soprattutto di pregiudicati, di delinquenti comuni usciti dalla carceri tunisine a seguito di un recente indulto.  L’allarme lanciato due settimane fa dal sindaco di Lampedusa Salvatore Martello, è stato rilanciato proprio ieri dal primo cittadino di Pozzallo Roberto Ammatuna dopo l’ultimo sbarco. Quanto segnalato va ben al di là di un problema di ordine pubblico nei centri degli hotspot alle prese con le intemperanze di questi migranti, buona parte dei quali pregiudicati, alcuni scarcerati per un recente indulto, sicuramente destinati a non entrare mai nel circuito dell’accoglienza. Dietro l’allarme si nasconde una preoccupazione: quella che, tra le fila di queste centinaia di tunisini tornati improvvisamente a sbarcare sulle nostre coste come accadde nei mesi della Primavera araba del 2011, possano nascondersi soggetti in contatto con il terrorismo internazionale. Al Viminale c’è la piena consapevolezza che dalla Tunisia arriva il maggior numero di foreign fighters in Europa, da qui la decisione di accendere un riflettore su questi “sbarchi fantasma” che rischiano, per numeri e frequenza, di far saltare il collaudatissimo meccanismo dei controlli negli hotspot.
In Sicilia l’allarme è alto: il sindaco di Lampedusa Martello è stato convocato per martedì al Viminale da Minniti, quello di Pozzallo Ammatuna ha scritto una lettera al ministro dell’Interno: “Manifesto i miei timori sugli ultimi sbarchi avvenuti che sembrano evidenziare l’arrivo non solo di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria, ma anche di delinquenti. Il fenomeno migratorio che parte dalla Tunisia desta preoccupazioni per possibili infiltrazioni di potenziali soggetti appartenenti a cellule jihadiste. Proprio tra quelli arrivati con l’ultimo sbarco di oltre 150 tunisini in dieci hanno tentato la fuga, successivamente ricondotti all’hotspot dalle forze di polizia. È un episodio increscioso, che desta tra i miei concittadini allarme sociale e preoccupazione di cui mi faccio portavoce, in una città che ha sempre affrontato la questione migranti con spirito di accoglienza”.
Un allarme condiviso dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio che ha chiesto a polizia e carabinieri di monitorare con estrema attenzione un fenomeno che ritiene “pericoloso” proprio per il rischio che “tra questi migranti possano arrivare soggetti legati al terrorismo internazionale”.