Bersani, D’Alema e Pisapia

Ancora baruffe nella sinistra che stenta a trovare un accordo e presentarsi unita agli elettori. A complicare le cose anche il percorso della manovra dopo che Mdp non vota la relazione al Def ed esce dall’esecutivo con le dimissioni del viceministro dell’Interno Bubbico.
Ma non basta. L’ex sindaco di Milano Pisapia difende le possibilità di dialogo, e nega di essere deluso dallo strappo di Mdp sul Def: ‘Non mi aspettavo altro di diverso – precisa -, non c’è uno strappo. Era fondamentale che Mdp non votasse contro lo scostamento di bilancio’. E poi giudica D’Alema divisivo: ‘dovrebbe fare un passo di fianco’. “L’opinione di D’Alema sul Def – è la replica di Roberto Speranza – è in linea con le scelte assunte all’unanimità dai gruppi parlamentari. Lo ha detto chiaramente anche ieri sera in una nota trasmissione tv”. “Ora dobbiamo lavorare tutti insieme, superare ogni forma di personalismo e dare gambe a un progetto progressista che serve prima di tutto al Paese”, aggiunge.
E le manovre nel Centrosinistra preoccupano Bruno Tabacci: “Il Centrosinistra va verso il suicidio. Ricordo che Giuliano Pisapia era stato a Palazzo Chigi con i capogruppo di Mdp e che da Padoan erano arrivate risposte sui temi sociali. È una crisi di natura politica. Abbiamo di fronte uno strascico di veleni che arrivano dalla scissione del Pd. Adesso il rapporto tra Pisapia e Mdp è più complicato. Perché Mdp sta diventando una piccola sinistra e questo non ci interessa. Pisapia è amareggiato. Le dimissioni di Bubbico dicono che c’è tensione per una legge elettorale che comunque va rivista e c’è anche la volontà di Mdp di entrare in campagna elettorale con una contrapposizione netta. In questo modo si porta il paese in braccio a Berlusconi e perché Renzi il ‘rottamatore’ non è in grado di comporre il centro sinistra come invece Berlusconi sta già ricomponendo il suo centro destra e le possibilità del Centrosinistra di competere si annullano”. dice il presidente di Centro Democratico.
Nelle prossime settimane anche il cammino della legge elettorale, fortemente voluta dal Pd ma osteggiata da Bersani e Pisapia, rischia di impattare sul percorso della legge di bilancio. “Ora i deputati di Mdp sanno che se prendono il 3% dei voti, eleggeranno 11 deputati sui 45 attuali. Ma se passera’ il Rosatellum arriveranno le coalizioni e i singoli parlamentari faranno le loro valutazioni: vedrete come si spaccheranno”, sibilano fonti Pd.
Il partito di Renzi picchia duro sul piano comunicativo, accusando i bersaniani di voler far scattare le clausole di salvaguardia Iva: l’obiettivo e’ schiacciarli su posizioni “bertinottiane”. L’altra speranza Pd resta quella di “recuperare” Pisapia separandolo dagli alleati. Ad alimentare questa speranza e’ la nuova spaccatura che si registra a sinistra: mentre Mdp dichiara guerra, Bruno Tabacci e sei senatori che si dichiarano vicini a Campo progressista (ma Cp smentisce), si smarcano e annunciano il sì al Def.
Gentiloni per ora assiste in silenzio al dibattito e lavora per l’obiettivo finale: portare a casa la manovra. Il testo, come ribadito da Padoan, sarà snello, perché i margini sono stretti. Ma questo rende anche più semplice il percorso parlamentare: si lavorerà per sminare il percorso ed evitare le imboscate.