Moschin in una scena di Amici Miei

E’ morto all’età di 88 anni nell’ospedale Santa Maria di Terni, dove era ricoverato da qualche giorno, l’attore Gastone Moschin. Nato come attore di teatro diventò celebre per la sua interpretazione dell’architetto Melandri in ”Amici miei”, il film diretto da Mario Monicelli poi diventato una saga.
Moschin, che già da alcuni anni era seguito dall’equipe di Cardiologia dell’ospedale Santa Maria di Terni, era stato ricoverato lo scorso 30 agosto a seguito di un peggioramento di una grave cardiopatia cronica e il 31 agosto era stato trasferito dalla Cardiologia all’Unità di terapia intensiva cardiologica (Utic), dove si è spento questo pomeriggio poco prima delle ore 18.

Nato a San Giovanni Lupatoto l’8 giugno del 1929, Moschin ha abbinato sin dagli anni ’50 la carriera cinematografica a quella teatrale, impreziosita nel 1983 dalla creazione della propria compagnia.
Moschin inizia la sua attività cinematografica nel 1955 con “La rivale”, di Anton Giulio Majano. Nel 1959 Moschin esordisce nella commedia all’italiana con il film “Audace colpo dei soliti ignoti”. Ma il ruolo che lo farà emergere sarà quello del codardo Carmine Passante nella pellicola “Gli anni ruggenti” di Luigi Zampa del 1962. Di lì in avanti Moschin si dimostrerà una presenza assidua nelle commedie, alternando ruoli da protagonista a ruoli da spalla di lusso. Nel 1963 interpreta il quarantenne deluso in “La rimpatriata” di Damiano Damiani e un camionista innamorato in “La visita” di Antonio Pietrangeli.
Lo ingaggia perfino Francis Coppola per la seconda parte del “Padrino”, ma la sua maggiore popolarità la si deve al ruolo dell’architetto inguaribilmente romantico Rambaldo Melandri, protagonista, al fianco di Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete, della saga di “Amici miei” di Mario Monicelli. Della fantastica compagnia era l’ultimo sopravvissuto ed aveva partecipato nel 2010 alle feste di compleanno per quello che resta uno dei capolavori della commedia all’italiana. Dal 1990 Moschin viveva a Capitone, vicino a Narni, dove aveva installato anche un maneggio di cavalli, divenuto il primo centro di ippoterapia dell’Umbria.