Stefano Carrai, Gianfranco Calligarich, Giuseppe Montesano

Gianfranco Calligarich con il romanzo “La malinconia dei Crusich” (Bompiani), Stefano Carrai con la raccolta di versi “La traversata del Gobi” (Aragno) e Giuseppe Montesano con il volume “Lettori selvaggi” (Giunti) sono rispettivamente i tre supervincitori delle sezioni narrativa, poesia e saggistica dell’88esima edizione del Premio Viareggio-Rèpaci.

Scrittore di lungo corso, con sei romanzi all’attivo, Calligarich racconta dell’impegno ventennale per scrivere questa sua storia autobiografica, in cui narra le vicende di tre generazioni della sua famiglia, fino all’ultimo protagonista, l’autore stesso: un viaggio della memoria che si compie a partire dalla Trieste di fine Ottocento fino ai giorni nostri, venato dal sentimento della malinconia che si tramanda di padre in figlio. Si confessa emozionato: “Racconti di persone che hai amato tutta la vita. Al libro credo, so che attrae e si legge volentieri. Poi… chi lo sa. Dubitavo di riuscire a portarlo a termine, ero troppo implicato, carne viva e sangue. Ma sono riuscito a scriverlo anche grazie al sostegno di chi mi stava intorno e ha creduto in me”.

“Per un poeta è un grande traguardo ricevere il Viareggio, forse il massimo -sostiene Stefano Carrai- Per me è poi un riconoscimento che vale doppio, soprattutto perché ho fatto un altro mestiere, quello dello storico e del critico della letteratura italiana, covando però sempre dentro la scrittura poetica. Ho cominciato a pubblicare tardi, dopo i quarantacinque anni, e un po’ per caso. Ero andato vicinissimo a entrare in terna nel 2013 con il mio precedente libro Il tempo che non muore. Sentirmi oggi un poeta riconosciuto grazie anche a questo premio è molto importante. Significa che ho fatto bene a far sì che il fuoco della poesia non si spegnesse e, quindi, a lasciarlo divampare negli ultimi vent’anni. C’è inoltre la soddisfazione di essere premiato in una città che amo e con cui, come fiorentino, ho avuto un rapporto strettissimo fin da bambino. Viareggio, del resto, è spesso presente nella mia poesia”.

Che effetto fa vincere di nuovo il Viareggio? E’ successo a Montesano, premiato al suo esordio letterario nel 2003, nell’ultima edizione condotta da Cesare Garboli. “E’ bizzarro. Per la verità mi sorprende più ora della prima volta. Ricordo Garboli col suo cappello di traverso, immagine indimenticabile di un maestro a cui sono legato. Quanto ai premi, c’è da essere grati a chi li conferisce: tu scrivi e hai fatto la tua parte. Se altri decidono di sceglierti vuol dire che hanno visto qualcosa in te. Sono stati lettori attenti, non selvaggi“. Il suo è un saggio fiume, lungo 1929 pagine: un po’ troppo? “Ho pensato di battere il digitale sul suo terreno, come in una sfida: ognuno apre il volume e legge nel tempo che ha a disposizione, poco o molto che sia, anche una sola pagina. Poi si può riprenderlo in mano quando si vuole: un libro deve durare, essere un contatto profondo con il mondo, l’esperienza di connettersi a qualcosa di più grande”. Il suo è il saggio più discusso dell’anno. “Grazie a Giunti e all’editor Antonio Franchini: ci ha creduto profondamente. Alla mia età (classe 1959, ndr) voglio fare qualcosa che m’interessi davvero. Questo libro parla delle cose che amo, l’ho pensato nella speranza che arrivasse a un pubblico il più ampio possibile. Non sono stato furbo, è vero, avrei potuto tagliare. Ma è una specie di enciclopedia del cuore e, si sa, al cuore non si comanda”.

Nel corso della serata, condotta da Klaus Davi, sono stati assegnati anche altri due riconoscimenti, il Premio Internazionale Viareggio-Versilia a don Luigi Ciotti per il suo lungo impegno a favore degli ultimi e la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. “Il premio non è andato a me -ha detto don Ciotti, accompagnato da alcuni giovani di Libera– che sono piccola cosa, ma a Noi”. La sua voce è risuonata alta nella sala affollatissima del Principino, guadagnando applausi e una standing ovation dei presenti, specie quando ha parlato di mafia e corruzione, “due facce della stessa medaglia. Le inchieste hanno dimostrato che la Cupola è formata anche da imprenditori, onorevoli, uomini dei servizi, militari e massoni”. Commozione tra il pubblico ha suscitato la presenza di Luciano Luisi che a 93 anni ha ritirato il premio Speciale: il giornalista ha condotto in passato numerose edizioni del Viareggio e di recente ha dato alle stampe il volume “Tutta l’opera in versi 1944-2015” (Aragno).