Jerry Lewis in una delle sue performaces

Jerry Lewis ci ha lasciati all’età di 91 anni. Una delle leggende della commedia americana si è spento dopo una lunga serie di mali che ne aveva minato lo sttao di salute. Negli ultimi anni era stato colpito da vari problemi di salute: quattro bypass coronarici, un cancro alla prostata, diabete e una fibrosi polmonare.
Ma non sono mancate nemmeno le polemiche per alcune sue uscite molto poco politically correct sui gay e le donne. D’altro canto Jerry è stato figlio del suo tempo anche in questo. Uno dei figli più luminosi della Hollywood che non esiste più. Ma che ha lasciato un segno indelebile nella storia dello spettacolo del ‘900.
Per tutti Jerry Lewis (al secolo Joseph Levitch) è stato “il picchiatello”, soprannome (tutto italiano) rimastogli appiccicato per via di uno dei più riusciti tra i film girati in coppia con Dean Martin (“Il nipote picchiatello”). Ma in realtà è stato uno dei comici più rivoluzionari che il secolo scorso abbia visto in campo cinematografico.
Con la recitazione nel sangue (i genitori erano attori di vaudeville, russi di origine ebraica), è cresciuto dovendo fare a pugni con la vita e non solo quella, visto che dal collegio che frequentava venne espulso per aver picchiato un insegnante che parlava male degli ebrei. Abbandonata la scuola trovò ben presto modo di mettere a frutto il talento naturale per la risata, sfruttando l’aspetto vagamente scimmiesco, da lui esasperato nei primi anni, e un’attitudine alla provocazione. Con Dean Martin diede vita a un duo travolgente protagoni nei teatri e in trasmissioni radio e tv, il passo verso il grande schermo fu inevitabile. Da “La mia amica Irma” (1949) a “Hollywood o morte” (1956) la coppia fu una macchina da guerra (e da soldi). Ma come spesso accade, l’ambizione e le differenze caratteriali portarono alla frattura. E se Martin riuscì a reinventarsi diventando un pilastro del Rat Pack di Frank Sinatra, Lewis potè dare sfogo a tutto il suo talento creativo anche come regista. Basti pensare a “L’idolo delle donne”, dove la scenografia era un’enome casa delle bambole che rappresentava il dormitorio femminile nel quale lui svolge il ruolo di tuttofare. E poi “Il mattatore di Hollywood”, “Jerry 8 e 3/4” e “Le folli notti del dottor Jerryll”, dove il classico horror “Dr. Jeckyll e Mr. Hyde” viene ribaltato, con un professore tanto tenero quanto sfortunato che con una pozione si trasforma in un playboy irresistibile ma anche terribilmente egocentrico e arrogante. Un soggetto così perfetto che avrebbe trovato un secondo successo ne “Il professore matto”, remake realizzato negli anni 90 con Eddie Murphy.