Volontari a 10mila euro al mese. Raggiungerebbe anche questi livelli lo stipendio di un operatore delle Ong che operano nel mediterraneo a caccia di migranti da rivesrare sulle coste italiane.
Emerge da alcune intercettazioni della magistratura che riguardano in particolare la nave Iuventia di una ong tedesca sequetrata a Lampedusa.
“Eh sì uno che va lì volontario che si piglia 10mila euro mi sembra…” dice un operatore di Save the children intercettato. “Tipo quelli là, quelli erano banditi del mare non soccorritori. Hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni”.
Intanto si chieriscono le accuse ai cosiddetti volontari tedeschi.
“Gli operatori hanno consentito a non meglio individuati soggetti – si legge sul decreto – operanti al confine con le acque territoriali libiche di recuperare 3 imbarcazioni utilizzate dai migranti per la partenza da quelle coste, una delle quali poi certamente riutilizzata il successivo 26 giugno per un nuovo sbarco”. E poi c’è una foto con le due barche dei trafficanti legati con una cima dagli uomini della Iuventa.
Questi prelevavano i migranti dai trafficanti di esseri umani e manifestavano chiaramente l’ostilità per la Guardia costiera italiana. nche questo emerge dalle 147 pagine del decreto di sequestro preventivo della Iuventa, disposto dal gip Emanuele Cersosimo. Quella scritta fotografata sulla prua “Fuck Imrcc” (Italian maritime rescue coordination centre) è un chiaro esempio di tale atteggiamento. Oltre al saluto d’intesa agli scafisti di qualcuno a bordo della Iuventa
Le intercettazioni rivelano insomma una situazione allarmante sul fronte Ong e complicità con la guardia costiera libica. Sulla Iuventa c’erano alcune persone dell’euipaggio che davano una mano agli scafisti a riportare indietro i gommoni per poi poterli utilizzare nuovamente per i trasbordi, scrive il gip.
Proprio le immagini, scattate da un agente infiltrato in un’imbarcazione vicina, sembrano fugare qualsiasi dubbio, come dicono le carte. “Dapprima si incontravano in acque internazionali con trafficanti libici a bordo delle rispettive imbarcazioni, quindi facevano momentaneo ritorno presso la motonave Iuventa (mentre i trafficanti libici si dirigevano nuovamente verso le acque libiche) e, da ultimo, si incontravano nuovamente con i trafficanti libici che questa volta scortavano un’imbracazione con a bordo dei migranti che venivano poi trasbordati sulla motonave Iuventa”.
Le persone venivano recuperate, d’accordo con i trafficanti, anche a poco più di un miglio di distanza dalla Libia.