Il presdente venezuelano Maduro

Le elezioni per la nuova Assemblea costituente volurta dal presidente dittatore Nicolas Maduro hanno scatenato violenza e morte in tutto il Venezuela. Le proteste di piazza, duramente represse da esercito e squadroni pro Maduro, hanno già causato 16 morti.  I dati ufficiali parlano di un’affluenza del 41,5%, ma per l’opposizione l’astensione è dell’87%. Tanti i Paesi americani che non riconosceranno l’esito dello scrutinio, con gli Usa che, ipotizzando sanzioni, dicono: “Fatto un passo verso la dittatura”. Ma il presidente Maduro esulta: “Voto più importante per la rivoluzione”.
L’opposizione, che considera il voto un tentativo di colpo di Stato, ha boicottato le urne e, nonostante il governo abbia imposto per questa giornata il divieto di manifestare, i dimostranti sono scesi in pizza: scontri con le forze di sicurezza in varie città del Paese: sia a Caracas, sia negli Stati occidentali di Lara, Merida e Tachira, nonché in quelli centro-settentrionali di Carabobo e Aragua.
L’Assemblea costituente, che sarà composta da 545 membri, è chiamata a redigere una nuova Costituzione (l’ultima volta la Carta è stata riscritta nel 1999, sotto Chavez) e a modificare l’ordinamento giuridico. La sua creazione è stata annunciata da Maduro nel tentativo di arginare l’ondata di proteste che era già in corso, ma la decisione del presidente è stata etichettata dai critici come una nuova mossa per accrescere ulteriormente il suo potere. L’opposizione teme che l’Assemblea costituente permetterà a Maduro di sciogliere il Parlamento, ora in mano all’opposizione, rimandare le elezioni (attualmente in programma per il 2018) e riscrivere le regole elettorali per evitare che i socialisti vengano estromessi dal potere.