Far crescere la cultura dell’umanizzazione nelle cure oncologiche. E’ l’obiettivo del ‘Manifesto‘ che traccia un percorso per una ‘Human Based Oncology‘, da condividere tra tutte le persone coinvolte nella presa in carico del paziente, compreso lo stesso malato. Il documento – messo a punto da un gruppo di esperti multidisciplinare e voluto dall’azienda Merck – è stato presentato alla stampa oggi a Roma al Palazzo dell’Informazione dell’AdnKronos, mentre da domani l’iniziativa sarà diffusa nei diversi centri oncologici italiani.

Oggi le prospettive di cure per i malati sono cambiate. I progressi nelle terapie e nell’organizzazione delle cure, insieme alla maggiore sopravvivenza, hanno fatto crescere l’attenzione alla qualità della vita dei malati, hanno ricordato gli esperti del panel che ha dato vita al Manifesto, ovvero i rappresentanti dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), della Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia (Favo), dell’Istituto europeo di oncologia, dell’università degli Studi di Milano e della Società italiana di farmacia ospedaliera.

“Oggi mille pazienti al giorno ricevono una diagnosi di tumore – ha spiegato il presidente dell’Aiom, Carmine Pinto – ma la buona notizia è che, in generale, si sta riducendo per la prima volta il numero di morti, anche se con notevoli differenze a seconda dei tumori. Le nuove terapie stanno cambiando il mondo del cancro e anche gli oncologi stanno cambiando: non si pensa più in termini di quantità di sopravvivenza, ma di qualità della vita. E’ questo significa che c’è bisogno, sempre di più, di una maggiore condivisione. L’oncologo deve essere come un direttore d’orchestra, ma il suono è comune”.

“Il Manifesto – ha precisato Antonio Messina, presidente e Ad di Merck Serono Spa – nasce per spingere tutte le discipline che ruotano intorno a una determinata patologia oncologica verso un percorso che porti il paziente ad essere la centro delle attenzioni. Protagonista attivo e non più passivo. Insomma non deve essere un malato che, in modo disarticolato e ‘a pezzi’, riceve indicazione e consigli per affrontare il proprio percorso. Ma ci deve essere un team multdisciplinare che lo segue dall’inizio alla fine. E’ evidente che per far questo occorre dialogo. Occorre che i professionisti si parlino tra loro all’interno dei dipartimenti ospedalieri. Per far questo il Manifesto ha stilato un modello, un processo che dovrebbe facilitare le Oncologie italiane a raggiungere l’obiettivo” .

A sottolineare l’importanza del dialogo tra professionisti anche Emanuela Omodeo Salè, responsabile area scientifico-culturale oncologia della Sifo che ha ricordato come “in ambito ospedaliero l’attenzione sia sempre più rivolta alla Clinical Pharmacy. Questo cambiamento prevede uno spostamento dell’attenzione dal farmaco al paziente che diventa il centro di interesse per il team multidisciplinare: il farmacista clinico opera in stretta collaborazione con il medico oncologo avendo come obbiettivo comune la sostenibilità delle cure”.

Il Manifesto traccia quindi un percorso di umanizzazione attraverso cinque tappe di cui tenere conto: Il progresso nelle terapie oncologiche; Il diritto alla salute e la sostenibilità delle terapie; L’umanizzazione delle cure attraverso l’applicazione del modello clinico bio-psico-sociale, la comunicazione efficace medico-paziente, il patient empowerment; La valutazione partecipata dell’umanizzazione; Un maggiore contributo del volontariato.