Il premier britannico Teresa May

Zitta zitta la Gran Bretagna sta scoprendo che poi a star fuori dall’Ue si sta meglio. Non solo l’economia regge. Ma migliora. Tanto che il Paese sta vivendo una delle fasi di crescita economica che non si vedevano da anni.
Solo alcuni esempi.
– Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è sceso al 4,5% a maggio, il minimo da 42 anni. Ad aprile era al 4,6%. Nei tre mesi da marzo a maggio i disoccupati sono scesi di 152.000 unità rispetto a un anno prima a 1,49 milioni di unità. Gli occupati sono saliti di 324.000 unità a 32,01 milioni di unità. Circa il 74,9% della popolazione britannica tra i 16 e i 64 anni ha ricoperto un impiego durante questo periodo, il livello più alto dal 1971 quando questo tipo di statistica è stata avviata.
– I salari medi nel Regno Unito sono cresciuti del 2% nel trimestre che si è concluso a fine maggio. Le attese degli analisti erano per una crescita leggermente più contenuta, nell’ordine dell’1,8 per cento.
– L’export britannico, favorito anche dal calo del valore della sterlina da giugno 2016 a maggio 2017 è aumentato del 7%. Il rialzo non è stato però sufficiente a ridurre il deficit commerciale. Le importazioni sono infatti aumentate dell’8%, e quindi non sono calate in termini reali, e i conti con l’estero non sono quindi migliorati.
– La flessione della sterlina non ha penalizzato la Borsa di Londra, ricca di aziende multinazionali che vedono i loro profitti all’estero in crescita per il solo deprezzamento del cambio. Dall’esito del referendum – che nell’immediato causò una flessione – l’indice FTse ha guadagnato il 22%. Non si può dire la stessa cosa per i prezzi delle case, anche se il settore trova continuamente impulso da tassi d’interesse piuttosto bassi. A giugno 2016 i prezzi crescevano dell’8,2%, ad aprile 2017 avevano rallentato al 5,6%

Insomma, al momento, è stato smentito chi, in Europa e in Italia, affermava che l’uscita dall’Ue sarebbe stata una tragedia per Londra e l’economia britannica. A quanto pare non è affatto così e, stando ai numeri, il Regno Unito corre più  del resto d’Europa  proprio grazie alla Brexit.