Emanuele Fiano

“Fino a dove si estende l’introduzione del divieto di produrre, distribuire o vendere raffigurazione di persone, immagini o simboli riferiti al fascismo?”. E’ quanto si chiede Cesare Mirabelli, ex Presidente della Corte Costituzionale a proposito della proposta di legge contro l’apologia di Fascismo che vede come primo firmatario il dem Emanuele Fiano.  “Si pensi solo – continua Mirabelli – ai libri di Renzo De Felice, alle fotografie del regime, del Duce sul cavallo bianco, della mietitura del grano, che hanno raccontato gli anni del consenso crescente di Benito Mussolini”.
La mera produzione e distribuzione di beni e immagini, simboli e persone prevista nella proposta “colpirebbe la libertà di manifestazione del pensiero: la democrazia si nutre di convinzioni e non di sanzioni”. E ancora, il Mirabelli-pensiero: “La Costituzione non vieta di pensare, le idee non vengono colpite”.
MIrabelli prosegue a spiegare il suo pensiero: “È da porre attenzione a sanzionare penalmente la manifestazione di idee che si combattono. L’equilibrio è dato dalla Costituzione, che garantisce all’art.21 la libertà di manifestare il proprio pensiero e nella XII disposizione transitoria vieta la riorganizzazione, in qualsiasi forma, del partito fascista», scrive il giurista, sottolineando come il legislatore già nel 1952 sia intervenuto per sanzionare l’apologia del fascismo, senza violare la testo fondamentale. È di allora infatti la legge Scelba, che introduce il reato di apologia del fascismo. Ma attenzione a cosa costituisce reato di apologia del fascismo”-
Per questo suscita forti perplessità la proposta Fiano che pone il divieto di produrre, distribuire, o vendere raffigurazioni di persone, immagini o simboli riferiti al fascismo, ma fin dove arriva questo divieto? Mirabelli spinge in là il pensiero, facendo luce sull’assurda possibilità che diventino fuori legge anche i libri di storia, le trasmissioni di ricostruzione del Ventennio, le foto del regime, del Duce sul cavallo bianco, insomma il materiale che oggi serve a noi per comprendere perché il fascismo abbia attirato così tanto consenso intorno a sé.

Una posizione quella dell’ex presidente della Corte Costituzionale molto vicina a quella espressa ieri da Enrico Mentana, che in un post su Facebook ha spiegato le ragioni per cui è contrario alla proposta di legge di Fiano. “Io non ho mai creduto alle leggi che comprimono o penalizzano le opinioni, neanche nel caso di quelle estreme (come il negazionismo sull’Olocausto). L’ho detto, scritto e motivato molte volte. Sta a tutti noi studiare e comprendere le lezioni della storia. Non spetta ai giudici o ai legislatori decidere quali sono gli insegnamenti dei fatti passati. Mettere fuorilegge un’idea battuta dalla storia vuol dire averne ancora paura. E vuol dire anche darle una patente di perseguitata, di vittima, che nessuna ideologia crollata, in Italia, in Germania, in Russia può meritare, visti gli orrori che fascismo, nazismo e sovietismo hanno perpetrato nella repressione del dissenso. La differenza tra la democrazia e gli altri sistemi è proprio il culto della libertà. Non è solo il tributo a chi per ottenerla ha sacrificato la propria vita. E’ proprio l’ideale di libertà che ha fatto vincere le democrazie. E tra le libertà che una società democratica deve coltivare gelosamente c’è proprio il rispetto di tutte le idee, nella convinzione che la forza della ragione sia sempre maggioritaria, specie per i popoli che hanno già conosciuto i regimi totalitari e loro fanatismi e arbitrii. I nostalgici poi ci sono e ci saranno sempre. E’ inevitabile, è comprensibile, è umano. Decine di milioni di italiani avevano creduto nel fascismo, tra cui tanti dei protagonisti della successiva nascita della repubblica. Dovremmo piuttosto studiare ancora e di più su come sia stato possibile, e perché, un così esteso consenso. Ma la storia non marcia mai all’indietro. E il tempo dei fascismi e dei comunismi è finito in Europa con la fine del Novecento. Non sarà il trovarobato dei social a riportarli in vita.”