Una nave dell’ONU MOAS per il trasporto di migranti

Il rischio di perdere il lucroso affare dei migranti per la modifica delle attuali regole allarma le “caritatevoli” Ong. Che protestano contro le nuove misure annunciate dal Viminale per arginare il problema degli sbarchi.
La prima necessità è quella di alleggerire la pressione su Sicilia e Calabria che non sono più in grado di accogliere nuovi immigrati. Per questo si sta pensando di vietale l’approdo nei porti delle due regioni e spostare tutto piàa Nord su Salerno, Napioli e Civitavecchia magari in attesa di mandare tutto in Liguria.
Ma le Ong non ci stanno e protestano.  Non hanno intenzione di accettare approdi troppo lontani dalla Sicilia, neanche quelli prospettati in Campania o nel Lazio. Significherebbe abbandonare per giorni il quadrante del Mediterraneo centrale dove incrociano le carrette e i gommoni dei profughi. Nei giorni del G7 i porti siciliani furono chiusi, fanno notare, e ci trovammo in difficoltà ad arrivare fino a Napoli, perché avevamo a bordo 700 persone: sono almeno uno-due giorni di navigazione in più per andare e altrettanti per tornare. In assenza delle navi di Triton, che sono sempre di più delle navi “fantasma”, l’ area di recupero davanti alla Libia rimarrebbe poco coperta. Lasceremmo il cerino in mano alla Guardia Costiera.
Insomma per le Ong porti più lontani richederebbero più tempo per essre raggiunti e quindi si farebbero meno viaggi. E meno viaggi euqivalgono a meno affari.
Ma le Ong hanno da ridire anche su alcuni punti del codice di condotta (soprattutto quello che vieta il trasbordo dei migranti su altre navi) che dovrà essere scritto dalla Guardia costiera italiana, con l’approvazione della Commissione Europea. Formalmente non è definito, ma i contenuti sono filtrati sui giornali in anticipo sull’incontro inizialmente previsto per il 13 luglio ma che è stato rinviato.