Poliziotti austriaci al Brennero

Sulla questione immigrati l’Europa fa quadrato contro l’Italia. E se, a parole, esprime solidarietà, nei fatti fa di tutto per isolarci.
Così in attesa del vertice dei ministri degli Interni auroepi che si terrà giovedì a Tallin Spagna, Francia e Austria chiudono le loro frontiere per impedire l’accesso di clandestini.
Da Francia e Spagna è arrivato un “no” alla richiesta italiana di aprire i porti ai migranti salvati nelle acque internazionali dalle navi mercantili e da quelle delle Ong. Mentre l’Austria si è detta pronta a schierare fino a 750 militari al Brennero “molto presto” se il flusso di migranti dall’Italia non diminuirà. Lo ha annunciato il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil al quotidiano Kronen Zeitung. “Credo che molto presto saranno attivati controlli alle frontiere e ci sarà bisogno di un dispiegamento dell’esercito”, ha dichiarato il ministro austriaco sottolineando che la misura sarà “indispensabile se l’afflusso di migranti dall’Italia non diminuisce”.

Intanto in vista del vertice di Tallin l’Italia ha predisposto una sorta di codice di regolamentazione dell’attività delle Ong, oggi le maggiori responsabili del traffico di migranti in Mediterraneo.
Per il governo italiano si tratta di un passo fondamentale per governare il soccorso dei migranti e gestire direttamente l’attività di quelle organizzazioni che si occupano dei salvataggi in mare. Ma soprattutto per coinvolgere tutti i membri dell’Ue nell’affrontare un’emergenza che, come ha ribadito Minniti, «non può prescindere dagli aiuti alla Libia per bloccare le partenze». Obiettivo del codice di comportamento è quello di impedire che le Ong vadano a prelevare i migranti spingendosi in acque libiche o comunque al limite del confine marittimo. Ecco perché sarà fissata una distanza minima dalla costa che non potrà essere mai superata. Le verifiche effettuate da magistratura e Parlamento, ma anche il rapporto stilato da Frontex due mesi fa, hanno dimostrato che spesso gli equipaggi decidono di spegnere i transponder per non essere identificati dalla guardia costiera libica. Una procedura che sarà vietata, così come non sarà più possibile segnalare la propria presenza con i razzi luminosi agli scafisti
Il coordinamento di tutte le operazioni sarà affidato alla Guardia costiera, che per il 13 luglio ha già convocato i rappresentanti delle Ong proprio per fornire le prime indicazioni. In caso di emergenza le Ong dovranno avvisare l’autorità e ottenere il via libera a muoversi per andare a soccorrere i migranti, agendo quindi sotto il controllo diretto del comando marittimo di Roma. Non potranno, come invece accade ora, avvisare soltanto dopo aver effettuato i salvataggi e dunque muoversi in piena autonomia. Tra le ipotesi c’è anche quella di vietare il trasbordo dei naufraghi dalle navi delle Ong a quelle dei soccorsi ufficiali. Vuol dire che chi si occupa di recuperare gli stranieri dovrà effettuare l’intera traversata e arrivare sino ai porti italiani e non — come accade attualmente — limitarsi a percorrere soltanto poche miglia prima di trasferire le persone e tornare così in alto mare. «Si rende necessaria — aveva evidenziato la commissione Latorre — una razionalizzazione della presenza delle Ong che potrebbe portare a un aumento dell’efficienza dei soccorsi e dei margini per salvare vite con la contestuale riduzione delle relative imbarcazioni nell’area».