L’Europa non ha alcuna intenzione di aiutare l’Italia a risolvere il problema dei migranti che continuano ad arrivare sulle sue coste. E a parte una solidarietà di facciata, non intende far nulla per condividere il peso dell’emergenza. Così a Berlino al prevertice di preparazione del G20 se il presidente della Commissione Junker ci offre il contentino di definirci “eroici”, il neopresidente francese Macron mostra il solito volto duro della Francia storicamente ostile all’Italia: ”l’80 per cento dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici.
Non dobbiamo confondere”, ha detto il presidente francese sottintendendo come questi non possano essere distribuiti all’ìinterno dell’Unione. E proprio la Francia è la più energica nei respingimenti, nel riportare in Italia quei pochi migranti che riescono a entrare nel loro Paese. Insomma la Francia si tira indietro dal gruppo di Paesi europei che hanno promesso un aiuto sostanziale all’Italia
“Aiuteremo l’italia, ci sta a cuore. Ma dobbiamo lavorare per una soluzione politica in Libia, non possiamo accettare che in quel Paese regni l’illegalità”, è stata la risposta della cancelliera tedesca Angela Merkel.
Più concreto il premier spegnolo Mariano Rajoy, secondo cui “Dobbiamo fare leva sui Paesi di origine dei flussi migratori. Siamo solidali con il governo e con il popolo italiani e assicuriamo qualunque aiuto all’Italia perché la situazione non diventi insostenibile”.”Il documento finale del G20 dovrà contenere “un riferimento concreto alla lotta contro i trafficanti di essere umani: chiederò di considerare sanzioni a livello europeo contro questi trafficanti e di metterli nella lista nera delle Nazioni unite, ma per farlo devono essere d’accordo la maggior parte degli stati membri” dell’Onu, ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
“Estrema preoccupazione per il rischio dell’accentuarsi dei flussi migratori, negli ultimi giorni in particolare, verso il nostro Paese” ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni a Berlino. L’Italia “non vìola le regole” sulla gestione migratoria nell’Unione europea, e allo stesso tempo “non vuole rinunciare al suo atteggiamento umanitario”. La strategia italiana “muove dall’Africa, dai Paesi più esposti, si concentra in Libia”, ha detto il premier. Questo piano, a suo parere, “sta dando i suoi frutti con la collaborazione con la Guardia costiera libica”. “Abbiamo una strategia, la stiamo perseguendo – ha proseguito il presidente del Consiglio – Ciononostante, siamo di fronte a numeri crescenti di arrivi che, alla lunga, potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza. Abbiamo internazionalizzato il nostro sistema di ‘search and rescue’ ma l’accoglienza rimane nazionale”.
Secondo l’International migration outlook dell’Ocse, l’Italia  è ottava nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza di nuovi immigrati, che è capeggiata dalla Cina, davanti a Siria, Romania, Polonia e India. L’Italia è subito dopo il Messico e davanti a Vietnam e Afghanistan, con un aumento degli emigrati dalla media di 87mila nel decennio 2005-14 a 154mila nel 2014 e a 171mila nel 2015, pari al 2,5 per cento degli afflussi nell’Ocse. In 10 anni l’Italia è “salita” di 5 posti nel ranking di quanti lasciano il proprio Paese per cercare migliori fortune altrove.
Intanto il governo italiano, in mancanza di risposte concrete in sede Ue, si appresta a vietare l’attracco ai nostri portri alle navi delle Ong e battenti bandiera straniera. La scadenza è stata fissata per mercoledì prossimo quando a Tallinn, in Estonia, si riuniranno i ministri europei di Interno e Giustizia. Se entro quel giorno non arriveranno «risposte dall’Unione Europea sulla gestione dell’emergenza migranti», l’Italia è pronta a far scattare il primo blocco navale. Non c’è alcun annuncio ufficiale, ma la dichiarazione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che si aspetta «impegni concreti in quella sede», fa ben comprendere quale sia la strategia pianificata dal governo.