Si chiama ‘Petya’, il nuovo ransomware che ha cercato di contagiare il mondo. Due giorni fa, l’infezione simile a quella provocata dal virus ‘Wannacry’ – che il mese scorso ha colpito milioni di pc e sistemi a livello globale – ha creato forte allerta (e non pochi problemi) dall’Ucraina alla Gran Bretagna, passando per gli Stati Uniti. Tra i bersagli anche la centrale nucleare di Chernobyl e diversi enti e istituzioni.

Come ha agito? Si tratta di un sistema che limita l’accesso al dispositivo che viene infettato, richiedendo un riscatto (‘ransom’, in inglese) da pagare per rimuovere il blocco.

E IN ITALIA? – Cosa è successo nelle stesse ore nel nostro Paese? Ieri, presso il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), si è riunito il Nucleo per la sicurezza cibernetica (Nsc), organismo previsto dal governo Gentiloni con funzioni di raccordo tra le diverse componenti dell’architettura nazionale cyber, in particolare nel campo della prevenzione e della preparazione ad eventuali situazioni di crisi di natura cibernetica.

CRISI CIBERNETICA – “Il Nucleo attivato per valutare la portata dell’attacco ‘Petya’ – si legge in una nota – ha constatato che, sebbene emergano alcuni casi isolati (peraltro non tutti denunciati e comunque sempre originati da articolazioni estere delle singole aziende), l’evento non costituisce una minaccia di carattere sistemico e, quindi, non sussistono rischi rilevanti per la sicurezza nazionale”.

CONTROLLO CYBER – Ad ogni modo, si precisa, “le diverse componenti dell’architettura istituzionale cyber seguono l’evoluzione del virus nel rispetto delle competenze attribuite dalla legge a ciascuna di esse”.

GLI ORGANISMI – Alla riunione hanno preso parte funzionari dell’architettura cyber tra i quali il Dis, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), i ministeri degli Esteri e dell’Interno (dipartimento Pubblica sicurezza della Polizia Postale), della Difesa, Giustizia e Sviluppo economico (CERT nazionale), quello dell’Economia e il Dipartimento della protezione civile assieme all’Agenzia per l’Italia digitale (CERT PA).