La stazione di San Pietroburgo dopo l’attentato

E’ di 11 morti e di 45 feriti, sei dei quali gravi, il bilancio ufficiale della strage compiuta ieri nella metropolitana di San Pietroburgo, proprio nel giorno in cui Vladimir Putin era in zona per l’incontro con il collega bielorusso Alexander Lukashenko. Alcune fonti giornalistiche, tuttavia, parlano di 14 vittime.
L’attentato sarebbe opera di un kamikaze, il 22enne Maxim Arishev, originario del Kazakhstan. Stando a una fonte delle forze dell’ordine, sentita da Interfax, sarebbe “l’unico responsabile” dell’attentato, che prima ha lasciato l’ordigno (inesploso) alla stazione di Ploshchad Vosstaniya e poi è salito sul treno della linea blu.
Secondo Pavel Felgenghauer, esperto militare e di sicurezza, l’ipotesi più probabile è quella di un “attentato dell’Isis” benché per averne la certezza bisognerà attendere la rivendicazione. “Il timore – ha aggiunto – è che ci si trovi di fronte a uno ‘sciame terroristico'”. In quel caso le conseguenze politiche potrebbero essere “profonde”. Il Paese, d’altra parte, e’ appena stato scosso da un’ondata di proteste, in cui molti russi, in maggioranza giovanissimi, si sono scagliati contro la corruzione. “Le autorita’ – ha concluso Felgenghauer – potrebbero voler sfruttare l’attentato per sopprimere ogni tentativo di manifestazione e ridurre al silenzio i dissidenti”.
Il presidente americano Donald Trump ha telefonato al suo omologo russo Vladimir Putin per offrire le condoglianze alle famiglie delle vittime dell’attentato alla metro di San Pietroburgo. Lo riferisce il Cremlino, mentre la Casa Bianca non ha ancora reso noto il colloquio. Trump ha chiesto a Putin di manifestare il suo sostegno al popolo russo. Il leader russo ha ringraziato per la solidarietà. I due hanno condiviso la convinzione che “il terrorismo è un male che deve essere combattuto congiuntamente”.