I fratelli Tulliani

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, è stata emessa dalla procura di Roma per il reato di riciclaggio. Quest’ultima attività sarebbe riconducibile a Francesco Corallo, il “re delle slot” detenuto da dicembre. Il provvedimento però non è stato eseguito: Tulliani, infatti, è residente a Dubai e per la magistratura italiana risulta irreperibile.
L’ordine di arresto è relativo a una tranche dell’inchiesta, nella quale è indagato lo stesso Gianfranco Fini, su una presunta associazione a delinquere transnazionale che riciclava tra Europa e Antille i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle slot machine.
Per i pm capitolini Tulliani risulta di fatto irreperibile ed è concreto il pericolo di fuga. Il provvedimento del gip Simonetta D’Alessandro non ha quindi potuto essere eseguito. E dall’ordinanza (e dal decreto di sequestro di due auto intestate alla mamma di Tulliani), emergono nuovi elementi che complicano la posizione di Fini. Scrive il gip: «Considerata la natura della posta in gioco, delle qualifiche soggettive, i ruoli istituzionali, si tratta di reati che hanno connotato un’intera fase politica, toccando in profondità l’ordinamento economico dello Stato». L’amicizia tra Fini e Corallo viene retrodatata al 2004, ben prima del matrimonio del politico con Elisabetta Tulliani. E Fini avrebbe aiutato Corallo a risolvere problemi sorti nel l’appalto della sua Atlantis con i Monopoli di Stato, tramite il deputato Proietti Cosimi e il direttore dei Monopoli Giorgio Tino.