Il premier olandese Mark Rutte

La diga olandese regge al populismo e all’antieuropeismo. I liberali di destra del premier Mark Rutte (Vvd) si confermano in testa nelle elezioni olandesi con 33 seggi,. I populisti islamofobi e anti-Ue di Geert Wilders (Pvv) sono secondi con 20 seggi. 19 ai democristiani (Cda) e ai liberali di sinistra D66. I verdi di sinistra ne prendono 14. Per la prima volta fa ingresso in un parlamento europeo un partito antirazzista, il Denk, che conquista 3 seggi
Gli elettori “ci hanno dato ancora fiducia”. Lo dicono i responsabili della campagna elettorale del premier olandese Rutte.
L’Europa tira un sospiro di sollievo. I liberali di Mark Rutte vincono largamente le elezioni in Olanda – secondo i primi exit poll – scacciando l’incubo di un’ascesa dei populisti islamofobi e anti-Ue di Geert Wilders, fino a qualche settimana fa in testa ai sondaggi. L’affluenza, record, è stata dell’82%, segno che tantissimi olandesi si sono mobilitati per scongiurare il rischio di una vittoria degli xenofobi nel Paese che si considera il più tollerante d’Europa. Pur perdendo 10 seggi rispetto alle elezioni del 2012 infatti, il Vvd di Rutte si aggiudica 31 dei 150 seggi in palio nella Camera Bassa degli Stati Generali d’Olanda (la denominazione ufficiale del Parlamento), l’unica a suffragio universale, mentre nel Senato siedono i rappresentanti delle assemblee provinciali. Al Pvv di Wilders vanno 19 seggi (+4 rispetto al 2012): è comunque il secondo partito, sempre secondo gli exit poll, assieme ai democristiani del Cda e ai liberali di sinistra del D66, che vantano un identico bottino di seggi. Il voto segna poi un boom verdi del GroenLinks ed il crollo dei laburisti della Pvda, che si riducono ad avere 9 seggi, ben 29 in meno rispetto a cinque anni fa. Ad uscire con le ossa rotte nello scontro tra il centrodestra europeista e il populismo di Wilders è stato comunque il Labour, il partito socialdemocratico del primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che aveva fatto coalizione a due con Rutte nel governo uscente che ha risanato l’economia del paese. Il risultato di stasera “è un graffio sulla nostra anima”, ha commentato a caldo Sharon Dijksma, leader della campagna del partito. Successo storico invece per il partito ecologista GroenLinks guidato dal trentenne Jesse Klaver. Accreditato di 16 seggi, avrebbe quadruplicato il suo risultato rispetto a cinque anni fa e soprattutto – con i laburisti quasi annientati e con i socialisti radicali dello Sp a 14 – il partito dei Verdi sarebbe il primo partito della sinistra per la prima volta nella storia della politica orange.